Etiopia posiziona forze federali in diverse aree per sedare le violenze

Pubblicato il 4 dicembre 2018 alle 11:23 in Africa Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo dell’Etiopia ha reso noto di aver posizionato le forze federali in diverse aree del Paese, al fine di innalzare i livelli di sicurezza.

Tale decisione, annunciata dal premier Abiy Ahmed, è stata presa alla luce delle recenti violenze, che hanno scosso le zone di confine tra gli Stati regionali di Oromia e Benishangul Gumuz, nell’Ovest dell’Etiopia. Il network OBM, della regione Oromia, ha riferito che, nel corso dei due mesi passati, migliaia di cittadini sono stati costretti ad abbandonare le proprie case, mentre 100 persone, tra cui 11 ufficiali di polizia, sono state uccise. Oltre 200 sospettati sono sati trattenuti dalle forze di sicurezza, poiché accusati di essere legati agli incidenti.

Nel frattempo, la regione Oromia è stata invasa da una serie di proteste pacifiche. Solo una settimana fa, uno dei quattro partiti della coalizione governativa, l’Oromo Democratic Party (ODP), guidato da Ahmed, aveva annunciato di voler ristabilire una pace duratura in tutta la regione. I manifestanti chiedono la fine delle uccisioni dei civili.

Da quando è salito alla guida dello Stato africano, il 2 aprile 2018, Ahmed ha avviato un cambiamento radicale in Etiopia non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello politico e sociale. Uno dei maggiori risultati ottenuti è stata la firma dell’accordo di pace con l’Eritrea, il 9 luglio, con cui i due Paesi vicini hanno sancito fine dello stato di guerra, in corso dal maggio 1998. Ahmed ha altresì intrattenuto colloqui di pace con diversi gruppi di ribelli, tra cui l’Oromo Liberation front (OLF), il Patriotic Ginbot (PG7) e il Tigray People’s Democratic Movement.

Nonostante ciò, nel corso dei mesi passati, sono stati man mano sempre più numerosi gli episodi di violenza. Il 16 settembre, nella la città di Barayu, nella regione Oromia, 58 persone hanno perso la vita e molte altre sono state costrette ad abbandonare le proprie case per via di scontri. Amnesty International ha condannato l’accaduto, ritenendo che le violenze avevano un fondamento etnico, poiché tali offensive sono scoppiate in seguito al ritorno in Etiopia della leadership dell’OLF.

I residenti di Barayu hanno riferito che i negozi erano stati saccheggiati e che i cittadini erano stati attaccati da giovani oromo che avevano preso di mira le case e gli esercizi commerciali appartenenti ad altre minoranze etniche. La settimana successiva, le autorità di Addis Abeba hanno arrestato migliaia di persone nei pressi della capitale, mandandole presso campi militari per essere riabilitate. Tuttavia, il 3 ottobre gli scontri sono continuati nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz, nella zona di Kamashi, provocando la morte di 44 persone e costringendo 70.000 cittadini ad abbandonare le proprie case.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.