Berlino continua a sostenere il Nord Stream 2, nonostante la crisi di Kerch

Pubblicato il 4 dicembre 2018 alle 14:07 in Germania Russia

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La Germania non ritirerà il suo sostegno politico verso il Nord Stream 2, nonostante i recenti sviluppi relativi allo stretto di Kerch, come ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, lunedì 2 dicembre. Il progetto prevede la realizzazione di un gasdotto lungo 1.200 chilometri destinato al trasporto del gas dalla Russia orientale alla Germania settentrionale, passando attraverso il Mar Baltico. Il percorso che seguirà è lo stesso del gasdotto Nord Stream, in grado di trasportare 55 miliardi di metri cubi di gas ogni anno. Il nuovo progetto è nato in seguito all’esperienza positiva del Nord Stream quando, nell’ottobre 2012, era stato deciso di costruire la terza e la quarta stringa del gasdotto, oggi conosciute appunto con il nome di Nord Stream 2. Secondo le stime di Gazprom, con l’implementazione del secondo progetto, prevista per la fine del 2019, la capacità aggregata di Nord Stream e Nord Stream 2 dovrebbe arrivare a 110 miliardi di metri cubi per anno.

Maas ha spiegato che continuare a far parte del progetto garantirebbe alla Germania una significativa influenza sulla politica energetica russa, anche per quanto riguarda il ruolo dell’Ucraina. Il ministro degli Esteri tedesco ha inoltre riferito che, qualora Berlino ritirasse il suo sostegno nei confronti del Nord Stream 2, il gasdotto verrebbe comunque costruito, ma non ci sarebbe nessuno a tutelare l’Ucraina e a difendere il suo ruolo di Paese di transito, che è uno degli aspetti più controversi del progetto. Il problema, per Kiev, è che dopo l’implementazione del Nord Stream 2, raddoppierà la quantità di gas che la Russia è in grado di far arrivare in Europa senza dover passare attraverso paesi terzi. Di conseguenza, potrebbe diminuire l’importanza del gasdotto russo-ucraino, che trasporta il gas dal giacimento di Uregonj, in Alta Siberia, fino all’Europa, passando per l’Ucraina.

Dunque, Kiev rischierebbe di perdere il suo peso derivante dal suo ruolo di Paese di transito. Ciò che teme, oltre ad una diminuzione delle rendite di transito, è che, nell’eventualità in cui sorgessero problemi di sicurezza energetica, l’Unione Europea non prenda le sue parti. È appunto accaduto che Putin abbia chiuso l’approvvigionamento di gas in Ucraina durante la crisi in Crimea del 2014. In quell’occasione, Bruxelles, temendo di essere a sua volta penalizzata da una simile decisione, riuscì ad ottenere la riapertura degli approvvigionamenti dell’Ucraina, grazie alle pressioni su Putin. Con l’approvazione del North Stream 2, l’Unione Europea potrebbe essere meno interessata a mediare in situazioni analoghe, dal momento che il suo approvvigionamento non sarebbe più così dipendente dai paesi terzi.

Questa problematica era stata messa in luce dal Financial Times, che aveva riferito, in un’analisi, che il Nord Stream 2 non sarebbe stato usato per trasportare ulteriore gas verso l’Europa, ma per fornire un’alternativa al gasdotto russo-ucraino. Il quotidiano ha inoltre spiegato che Mosca considera Kiev un partner inaffidabile e che le sue tariffe per il transito del gas sono così elevate da rendere antieconomica la rotta ucraina.

Tuttavia, rassicurazioni per il futuro di Kiev sono arrivate il 10 aprile di quest’anno da Angela Merkel che, durante un incontro con il presidente dell’Ucraina, Pietro Poroshenko, in riferimento ad una sua telefonata con Vladimir Putin, ha dichiarato: “Ho reso chiaro che il progetto Nord Stream 2 non è possibile senza trasparenza sul futuro ruolo di transito dell’Ucraina”, come riporta The Guardian.

Angela Merkel, dopo aver incontrato Putin in occasione del vertice del G20 di Buenos Aires, ha invitato la Russia a liberare le navi ed i marinai ucraini, ma non si è espressa a favore di ulteriori sanzioni nei confronti di Mosca.

Tuttavia, altri membri della CDU si sono espressi in maniera più dura nel commentare le recenti vicende relative alla crisi dello stretto di Kerch. Annegret Kramp-Karrenbauer, Segretario Generale del partito, ha dichiarato, venerdì 30 novembre, che l’Unione Europea e gli Stati Uniti dovrebbero prendere in considerazione l’idea di bandire dai loro porti le navi russe provenienti dal Mar d’Azov, come contromisura.

Inoltre, Jens Spahn, ministro della Sanità, anche lui membro della CDU, ha sottolineato l’importanza di stabilire dei limiti, affermando che “sarebbe un segnale importante per Vladimir Putin e per la Russia affermare che il progetto Nord Stream 2 non sia totalmente incondizionato e che non è automatico che continui a dispetto delle azioni di Mosca”.

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Cristina Lipari

di Redazione

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