Sri Lanka: Rajapaska sospeso dal ruolo di primo ministro

Pubblicato il 3 dicembre 2018 alle 17:16 in Asia Sri Lanka

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Un tribunale dello Sri Lanka ha emesso un ordine di sospensione ai danni dell’ex presidente, Mahinda Rajapaska, che gli impedisce di esercitare la funzione di primo ministro e, dunque, di tenere riunioni di gabinetto. La sentenza, emanata lunedì 3 dicembre, sfida il rifiuto delle dimissioni di Rajapaksa nonostante la sfiducia votata due volte in Parlamento nell’ultimo mese. Il giudice Preethipadhman Surasena, firmatario dell’ordine, ha sottolineato che “potrebbero essere causati danni irreversibili” se l’ex presidente e i suoi ministri continuassero a ricoprire le loro cariche, riporta Reuters.

Lo Sri Lanka versa in una crisi istituzionale da ormai più di un mese, da quando il presidente cingalese, Maithripala Sirisena, ha licenziato l’ex premier, Ranil Wickremesinghe e, il 9 novembre, ha deciso di sciogliere il Parlamento, attirando le critiche e le denunce della comunità internazionale per il gesto definito “anti-democratico”. Sirisena ha altresì nominato come nuovo premier l’ex-presidente, accusato di violazione dei diritti umani, Mahinda Rajapaksa, e indetto nuove elezioni politiche per il 5 gennaio 2019. La settimana scorsa, il Parlamento ha votato per il taglio dei fondi al primo ministro e agli altri ministri, mossa atta a limitare l’azione del governo e a ribadirne l’illegittimità.

Il giudice Surasena ha aggiunto che la Corte d’appello siederà nuovamente il 12 dicembre per emettere un verdetto riguardante la petizione presentata dalla maggioranza parlamentare cingalese. Tale petizione è stata presentata quando 122 su 225 membri hanno votato contro la fiducia al neo primo ministro sia il 14 sia il 18 novembrek, ritenendo la sua nomina incostituzionale. Rajapaksa ha tuttavia respinto l’esito delle schede, accusando il portavoce del Parlamento di imparzialità. I parlamentari si sono allora rivolti all’autorità giudiziaria affinché giudicasse il caso.

L’ex presidente e i suoi ministri sono stati invitati a comparire in tribunale per la seduta del 12 dicembre.

Non vi sono ancora stati commenti dal ministro Rajapaksa, mentre Wickremesinghe ha interpretato l’ordine di sospensione come il “trionfo delle istituzioni democratiche sui capricci delle persone” ed eredità del programma del suo governo. Il membro del Partito nazionale unito (UNP) e parlamentare, Sagala Ratnayake, ha accolto con favore la sentenza del tribunale, sottolineando come il “falso primo ministro e il suo presunto governo” siano stati espulsi dal potere giudiziario e che la Corte d’appello abbia protetto la democrazia parlamentare da un “governo illegale”, riporta Al Jazeera English.  Nel frattempo, molti cingalesi hanno utilizzato i social network per celebrare la decisione della corte.

La reazione della comunità internazionale alla crisi politica in cui versa lo Sri Lanka è stata quella di annullare gli investimenti ed i programmi di aiuti. Gli Stati Uniti hanno deciso di sospendere circa 500 milioni di dollari di aiuti per la costruzione di autostrade e per il miglioramento dell’amministrazione territoriale, parte del programma Millennium Challenge Corporation (MCC), finanziato dal governo. Anche il Giappone ha poi messo in pausa i suoi piani di estendere un prestito agevolato di 1,4 miliardi di dollari per un progetto ferroviario.

Sirisena e Wickremesinghe avevano unito le forze prima delle elezioni presidenziali del 2015, con l’obiettivo di battere l’ex presidente Rajapaksa, che aveva posto fine alla decennale guerra civile dello Sri Lanka contro i separatisti Tamil. Tuttavia, la relazione fra il presidente e il premier è peggiorata a causa di alcuni disaccordi in merito a questioni di politica economica e di amministrazione del governo. L’attuale crisi sta gravando sull’economia dello Sri Lanka, la quale si sta espandendo ad un ritmo molto lento. In questi giorni, la Banca Centrale ha inaspettatamente alzato i suoi tassi di interesse per difendere la rupia vacillante a causa della fuoriuscita dei capitali dal Paese asiatico, la cui influenza è contesa da India e Cina.

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di Redazione

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