Principe ereditario saudita in visita in Mauritania e in Algeria dopo il G20

Pubblicato il 3 dicembre 2018 alle 10:11 in Algeria Arabia Saudita Mauritania

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Il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, si torva in visita ufficiale in Algeria, dove è giunto domenica 2 dicembre, in seguito ad una breve fermata in Mauritania, a Nouakchott, di ritorno dal G20 in Argentina.

A Nouakchott, bin Salman è stato ricevuto dal presidente Mohammed Ould Abdel Aziz e da altri ministri del governo mauritano, che lo hanno poi condotto presso il palazzo presidenziale. Nel corso dell’incontro, sono state discusse le relazioni bilaterali e diversi modi per sviluppare nuove opportunità di sviluppo della regione. Infine, I due Paesi hanno concluso 3 accordi e il principe saudita ha annunciato che re Saloman vuole stabilire un ospedale a suo nome nella capitale della Mauritania, che potrà ospitare fino a 300 persone.

L’ambasciatore saudita nel Paese africano, il dottor Hazza al-Mutaru, ha riferito che la visita di Mohammed bin Salman in Mauritania è stata il risultato delle forze relazioni tra i due Paesi, che condividono diverse aree di interesse. Come specificato il quotidiano saudita Arab News, Riad è stata il principale fornitore di aiuti economici alle autorità di Nouakchott fin dagli anni del governo di re Faysal, alla guida del Paese del Golfo dal 1964 al 25 marzo del 1975, data del suo assassinio.

In Algeria, invece, il principe saudita è stato accolto dal primo ministro algerino, Ahmed Ouyahia, che lo ha scortato nella sua residenza. È previsto che, nel corso dei due giorni di incontri, le due parti affrontino questioni legate alle relazioni commerciali e di investimenti.

Prima di raggiungere Buenos Aires per partecipare al G20, il principe ereditario saudita aveva compiuto un tour in Medio Oriente e Nord Africa, facendo tappa in Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Egitto e Tunisia. Si è trattato delle prime visite all’estero in seguito allo scoppio del caso Khashoggi, che ha portato l’Arabia saudita sotto i riflettori del mondo intero, esponendola a diverse critiche.

Jamal Khashoggi, editorialista saudita del Washington Post, è stato ucciso a Istanbul il 2 ottobre, nel consolato saudita, dove era entrato per ritirare alcuni documenti di cui aveva bisogno per sposarsi con la compagna turca. Quando la fidanzata ha denunciato la sua scomparsa alle autorità locali, dai controlli effettuati alle telecamere intorno all’edificio del consolato è stato confermato che Khashoggi non aveva mai lasciato l’edificio.

L’Arabia Saudita, il 4 ottobre, aveva respinto le accuse di omicidio e il consolato saudita aveva invitato i giornalisti di Reuters al proprio interno, per dimostrare la propria innocenza. Solo 17 giorni dopo la morte di Khashoggi, Riad ha ammesso che l’uomo era stato ucciso all’interno del consolato e che i 18 membri della squadra saudita, arrivati in Turchia a inizio ottobre e segnalati da Ankara, erano stati arrestati in Arabia Saudita. Tale caso ha reso i rapporti tra Riad e i Paesi occidentali particolarmente tesi e sta rovinando l’immagine del sovrano saudita all’estero. La CIA ritiene che Mohammed bin Salman sia stato il mandante dell’omicidio, mentre le autorità saudite continuano a smentire tale accusa.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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