Le dichiarazioni di Putin sulla crisi di Kerch

Pubblicato il 3 dicembre 2018 alle 16:13 in Russia Ucraina

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Il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha dichiarato che è troppo presto per parlare del rilascio delle navi ucraine e dei membri dell’equipaggio trattenuti il 25 novembre mentre cercavano di attraversare lo stretto di Kerch, aggiungendo che è stata intrapresa una causa legale per dimostrare che le tre imbarcazioni hanno violato le acque territoriali russe. La notizia è arrivata domenica 2 dicembre, successivamente al vertice del G20 tenutosi a Buenos Aires. Putin ha inoltre accusato il governo ucraino di aver volutamente provocato l’incidente al fine distogliere l’attenzione dai suoi problemi interni, sottolineando che, in occasione di tali ostilità “la guerra può essere usata come giustificazione per i fallimenti economici”.

Alla domanda circa un potenziale scambio tra i membri dell’equipaggio delle tre navi ed alcuni cittadini russi tenuti prigionieri in Ucraina, Putin ha dichiarato che, da una parte, Kiev non ha messo sul tavolo tale ipotesi, e dall’altra, è troppo presto per parlarne, dal momento che l’inchiesta è ancora in corso.

Ad oggi, la Russia e l’Ucraina hanno fornito due versioni contrastanti degli eventi. Da una parte, Mosca riferisce che lo scontro è avvenuto all’interno delle sue acque territoriali, che si estendono per 20 chilometri dalla costa, e che le navi ucraine non avevano notificato il loto transito. In contrasto, Kiev sostiene che la comunicazione era stata effettuata, e che la Russia ha aperto il fuoco sulle navi mentre si allontanavano dallo stretto, dirigendosi verso il Mar Nero.

Secondo quanto Putin ha riferito a Buenos Aires: “la guardia frontiera russa ha comunicato alle imbarcazioni ucraine che, se avessero voluto attraversare lo stretto di Kerch, avrebbero dovuto assumere un pilota russo. Loro hanno rifiutato, e lo hanno attraversato”. In sua difesa, Kiev ha puntualizzato che, stando ad un accordo risalente al 2003 sulla condivisione dello stretto, le imbarcazioni ucraine non sono obbligate ad avvalersi di un pilota russo, come riferisce il Guardian.

Dopo il vertice del G20, Putin ha inoltre dichiarato: “In passato hanno riferito che avrebbero fatto esplodere il nostro ponte, quindi cosa vi aspettate che avrebbero fatto le nostre guardie di frontiera?”, riferendosi al fatto che alcuni radicali ucraini avrebbero pianificato di apportare seri danni al ponte di Crimea, come riporta il Guardian. Il ponte in questione è stato costruito dalla Federazione Russa lungo lo stretto di Kerch. La sua progettazione è iniziata nel 2014, subito dopo l’annessione della penisola, ed è stato inaugurato il 16 maggio 2018.

Per quanto riguarda le accuse rivolte a Poroshenko, Putin non è l’unico a sostenere la tesi secondo cui il Presidente ucraino starebbe cercando di distogliere l’attenzione da alcuni problemi interni del Paese, soprattutto in vista del prossimo confronto elettorale. Il Washington Post riferisce che chi sta osservando la politica interna ucraina con occhio critico, si sta chiedendo se il suo Presidente stia cercando di usare le recenti tensioni con Mosca per rafforzare la sua posizione in vista delle elezioni previste per il prossimo 31 marzo, in cui sfiderà Julija Timoshenko. A lasciare perplessi gli osservatori è il fatto che questa sia stata la prima occasione in cui Poroshenko ha deciso di ricorrere alla legge marziale, a cui addirittura si oppose durante una delle pagine più complesse della guerra ibrida tra Mosca e Kiev, ovvero l’annessione della Crimea. A spiegare tutto ciò è stato John Herbst, ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina dal 2003 al 2006, che ha affermato: “I cittadini volevano la legge marziale quattro anni fa, e Poroshenko era contrario”.

Allo stesso modo si è espresso Maxim Eristavi, ricercatore del Consiglio Atlantico, che ha dichiarato che “Poroshenko vuole ottenere un vantaggio nella sua campagna elettorale”, spiegando che il Presidente ucraino “sta giocando la carta del comandante, che indossa l’uniforme militare per far notare che è lui al controllo”, come riporta il Washington Post.

Anche lo stesso Putin aveva in precedenza dichiarato che “l’incidente nel Mar Nero è stata una provocazione organizzata dalle autorità ucraine e, probabilmente, dal Presidente stesso”, aggiungendo che “il rating di Poroshenko sta crollando, quindi aveva bisogno di fare qualcosa”.

Le misure prese dall’Ucraina successivamente alla crisi di Kerch non sono dunque passate inosservate. Lunedì 26 novembre il Parlamento ucraino ha dato il via libera sulla legge marziale, che sarà applicata per un periodo di 30 giorni nelle aree più vulnerabili ad un potenziale attacco russo, ovvero in 10 delle 27 regioni del Paese. Venerdì 30 novembre, invece, è stato proibito l’ingresso nel Paese agli uomini russi di età compresa tra i 16 ed i 60 anni al fine di impedire la formazione di un esercito privato capace di combattere nel suolo ucraino e “proibire a Mosca di portare avanti le operazioni che aveva pianificato nel 2014”, come ha scritto Poroshenko in un tweet riportato dal Kyiv Post.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Cristina Lipari

 

di Redazione

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