Iran: “continueremo a effettuare test missilistici per migliorare la difesa”

Pubblicato il 3 dicembre 2018 alle 6:04 in Iran Medio Oriente

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Il portavoce dell’esercito dell’Iran, il generale Abolfazl Shekarchi, ha dichiarato che il suo Paese continuerà a effettuare test missilistici per migliorare la sua difesa e le sue capacità di deterrenza.

La dichiarazione di Shekarchi è giunta domenica 2 dicembre, poco dopo che gli Stati Uniti avevano accusato Teheran di aver effettuato un nuovo test missilistico. Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, sabato 1 dicembre aveva condannato il lancio, da parte dell’Iran, di un missile balistico a medio raggio capace di trasportare più di una testata nucleare, dichiarando che tale evento violava la Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

“Il programma missilistico dell’Iran ha natura difensiva. Non c’è alcuna Risoluzione del Consiglio di Sicurezza che proibisca tale programma, né i test” ha dichiarato Bahram Qasemi, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano. Rivolgendosi direttamente a Pompeo, Qasemi ha dichiarato: “È ironico che citi una Risoluzione che avete violato con il vostro ritiro illegittimo e unilaterale dall’accordo sul nucleare. Inoltre, avete anche incoraggiato altri a fare lo stesso e addirittura minacciato di punirli e sanzionarli se avessero continuato a rispettare le condizioni di tale patto”. Né il portavoce dell’esercito né quello del Ministero degli Esteri, tuttavia, hanno confermato o negato l’avvenimento del test missilistico.

Nonostante non ci siano restrizioni sul raggio dei missili iraniani, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva  insistito che il programma missilistico dell’Iran venisse limitato, ponendolo come prerequisito perché Washington rimanesse nel Joint Comprehensive Plan Of Action (JCPOA). Tale accordo era stato concluso tra l’Iran e le potenze occidentali il 14 luglio 2015. Il patto, firmato da Teheran, dalla Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli Stati Uniti. Secondo quanto affermato dal presidente Trump, tuttavia, si trattava del peggior accordo mai stipulato da Washington, pertanto si era ritirato dal patto l’8 maggio, imponendo nuovamente una serie di sanzioni sull’Iran. In risposta, il governo di Teheran aveva escluso ogni ipotesi di negoziati con Washington in merito alle proprie capacità nucleari, in particolare il suo programma missilistico, che è portato avanti dalle Guardie della Rivoluzione, corpo para-militare nazionale.

Washington e i suoi alleati hanno chiesto all’Iran di limitare la sua produzione di missili balistici, che sono in grado di raggiungere alcune aree dell’Europa e potrebbero raggiungere anche gli Stati Uniti. Secondo The Times of Israel, alcuni funzionari occidentali sostengono che l’unica ragione per la quale Teheran fabbricherebbe tali razzi è quella di equipaggiarli con testate non convenzionali, incluse quelle nucleari.

Da parte sua, Teheran ha sempre insistito che il suo programma missilistico è cruciale per la sua difesa, sottolineando che la sua esistenza non è negoziabile. Inoltre, l’Iran ha altresì comunicato che non intende sviluppare armi nucleari e, pertanto, il suo sviluppo missilistico non viola l’accordo. Nonostante ciò, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha presentato alcune prove secondo le quali l’Iran avrebbe programmi di ricerca specifici per la produzione di armi nucleari.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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