Caso Regeni: Egitto respinge indagine italiana sugli agenti dei servizi segreti

Pubblicato il 3 dicembre 2018 alle 12:13 in Egitto Italia

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L’Egitto ha respinto l’indagine italiana sui 7 agenti dei servizi segreti egiziani che, secondo Roma, sono coinvolti nell’uccisione di Giulio Regeni.

Ad avviso delle autorità del Cairo, “non si sono abbastanza prove” per indagare i 7 ufficiali di sicurezza. “Le accuse devono essere basate su prove e non su supposizioni”, ha riferito il servizio di informazione statale egiziano in un comunicato, domenica 2 dicembre.

La decisione dell’Italia di inserire alcuni agenti di sicurezza egiziani nell’indagine sulla morte i Giulio Regni era stata annunciata il 30 novembre, rendendo noto che i pubblici ministeri contestavano ai 7 individui il reato di sequestro di persona. La mossa è derivata dall’analisi dei tabulati telefonici, dalla quale è risultato che il giovane ricercatore era stato pedinato e controllato fino al 25 gennaio 2016, data della sua scomparsa. Sempre il 30 novembre, il presidente della Camera, Roberto Fico, ha annunciato l’interruzione dei rapporti con il Parlamento egiziano, mentre il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, ha convocato l’ambasciatore egiziano in Italia, Hisham Badr, facendo pressioni sull’Egitto affinché rispetti l’impegno di portare davanti alla giustizia i responsabili.

Regeni fu rapito il 25 gennaio 2016, e il suo corpo fu rinvenuto il 3 febbraio, vicino al Cairo, in un fosso lungo l’autostrada Cairo-Alessandria. L’autopsia rivelò che il ragazzo era stato torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri furono uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali riferirono di aver trattenuto Regeni il giorno in cui sparì.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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