Xi Jinping a cena con Trump: guerra commerciale in pausa

Pubblicato il 2 dicembre 2018 alle 9:07 in Cina USA e Canada

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La Cina e gli Stati Uniti hanno stabilito una tregua nella “guerra commerciale” che ha contraddistinto i rapporti bilaterali negli ultimi mesi. Washington non aumenterà i dazi sulle importazioni cinesi e Pechino acquisterà più prodotti americani. Queste sono le promesse risultate dall’incontro bilaterale tra Xi Jinping e Donald Trump ai margini del Vertice G20 di Buenos Aires avvenuto la sera del 1 dicembre.

I leader delle due più grandi economie del mondo hanno cenato insieme alla fine del Vertice G20 che si è svolto dal 30 novembre al 1 dicembre a Buenos Aires, in Argentina, per confrontarsi soprattutto sui rapporti economici sino-americani che hanno vissuto una forte escalation di tensioni a partire dalla scorsa estate.

Xi Jinping e Donald Trump sembrano aver raggiunto un compromesso di breve termine, ma le loro visioni restano profondamente diverse su temi fondamentali come l’accesso ai mercati e le politiche commerciali. L’incontro tra i due Presidenti è stato definito “di alto successo” dalla Casa Bianca e caratterizzato da “sincerità e da un’atmosfera molto amichevole” dal Ministero degli Esteri cinese.

Il compromesso tra Trump e Xi Jinping prevede concessioni da entrambe le parti.

Lato Usa, L’incremento dei dazi su prodotti importati dalla Cina per un valore di 200 miliardi di dollari – attualmente al 10% – fino a raggiungere il 25% previsto dal presidente Trump a partire dal 1 gennaio 2019 verrà post-posto.

Lato Cina, invece, il Presidente si è impegnato ad aumentare – per un importo non precisato – le importazioni di prodotti statunitensi in settori come il manifatturiero, l’energia e i prodotti agricoli. Si tratta proprio delle categorie merceologiche che erano state colpite dai contro-dazi imposti dalla Cina sui prodotti Usa in reazione a quelli voluti da Donald Trump sulle importazioni cinesi. Il ministro degli esteri di Pechino, Wang Yi, ha affermato che la Cina intende espandere le importazioni per rispondere a un fabbisogno sempre crescente dei mercati interni e che questo porterà a una “graduale risoluzione del problema dello squilibrio nella bilancia commerciale”.

Le notizie emerse dall’incontro bilaterale creano una pausa nell’escalation di tensione che sembrava destinata a portare a un vero e proprio conflitto economico e lascia respirare i mercati finanziari, nonché i contadini americani la cui produzione viene per lo più destinata all’export verso la Cina.

Cina e Stati Uniti si sono dati 90 giorni di tempo per raggiungere un accordo più ampio sul commercio. Qualora ciò non accadesse, ha reso noto la Casa Bianca, l’incremento dei dazi previsto per gennaio verrebbe applicato. Si tratta di una tempistica piuttosto stretta, se si considera che i negoziati tra i due Paesi vanno avanti già da quasi 2 anni.

Attualmente, i dazi Usa si applicano a merci cinesi per un valore di 250 miliardi di dollari, di cui 200 miliardi sono tassati al 10% e i restanti 50 al 25%. Il progetto iniziale di Trump per aumentare la pressione sulla Cina e risolvere il deficit sulla bilancia commerciale bilaterale era di aumentare al 25% i dazi su tutti i prodotti già tassati e di aggiungerne nuovi su altri beni per un valore di 267 miliardi di dollari.

Anche se l’accordo dovesse essere raggiunto e lo stop all’applicazione dei nuovi dazi confermata, ciò non fermerebbe la “rotta di collisione” dei rapporti economici tra Usa e Cina, secondo Daniel M. Price, ex consigliere per il commercio dell’amministrazione Bush. Secondo Price, la Casa Bianca continuerà a irrigidire i controlli sulle importazioni per evitare che le aziende tecnologiche cinesi, come Huawei, possano entrare nei progetti infrastrutturali americani e a cercare alleati per fermare i transfer tecnologici verso la Cina, sempre più diffusi.

L’incontro tra Xi Jinping e Trump si è tenuto ai margini di un Vertice G20 che ha visto Trump prendere posizioni meno forti rispetto alle edizioni precedenti del meeting. I 20 Paesi membri del G20 hanno raggiunto l’accordo su un comunicato congiunto in 31 punti in cui viene riaffermato l’impegno a rispettare l’Accordo sul Clima di Parigi, nonostante gli Usa abbiano ribadito di volerne uscire. Il comunicato presenta anche l’idea di una riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, un punto particolarmente chiaro a Trump che considera il WTO un meccanismo che riduce la libertà degli Usa di far ricorso ai dazi e che permette alla Cina di imbrogliare.

Il comunicato non presenta, invece, riferimenti espliciti di condanna al protezionismo, un punto controverso che – due settimane fa – non aveva permesso il raggiungimento di un comunicato congiunto durante il vertice APEC in Papua Nuova Guinea, proprio a causa della differenza di vedute tra Washington e Pechino sul protezionismo.

Durante il suo discorso al summit di Buenos Aires, il 30 novembre, Xi Jinping ha parlato della necessità di un atteggiamento responsabile da parte dei 20 Paesi seduti intorno al tavolo e ha ribadito – come aveva già fatto negli ultimi discorsi in sedi internazionali simili, da ultimo il World Economic Forum di Davos – la volontà della Cina di tutelare il commercio multilaterale. Pechino, ha detto il suo Presidente, sostiene la necessità di una riforma del WTO, perché questo si basi sempre più su principi come “apertura, inclusione e assenza di discriminazioni”. Xi Jinping ha anche sottolineato i rischi che le tendenze protezioniste e unilateraliste rappresentano per l’economia mondiale.

Le parole del Presidente della Cina sono state accolte con riserva da molti analisti, i quali ritengono che molto spesso non ci sia una sufficiente corrispondenza di dichiarazioni ed azioni da parte dei leader cinesi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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