Tunisia: arrestate 12 persone sospettate di far parte dell’ISIS

Pubblicato il 2 dicembre 2018 alle 10:09 in Africa Tunisia

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Le autorità tunisine hanno arrestato 12 persone sospettate di far parte delle file dell’ISIS. Il Ministero dell’Interno del Paese ha comunicato di aver altresì smantellato 4 cellule dormienti di estremisti sunniti in diverse aree della Tunisia.

Venerdì 30 novembre, la polizia ha diffuso la notizia degli arresti, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli sul dove e quando siano stati fatti. Nella periferia di Tunisi, le autorità hanno scoperto altresì l’esistenza di un laboratorio che produceva esplosivi e componenti elettroniche. Per quanto riguarda le 4 cellule terroristiche smantellate, esse sono sospettate di aver avuto contatti con funzionari terroristici situati nelle montagne tunisine, con l’obiettivo di organizzare una seria di attacchi contro obiettivi sensibili. I loro piani prevedevano l’utilizzo di armi, una macchina, veleno o esplosivi remoti. Gli investigatori hanno confiscato altresì una grande quantità di esplosivi e prodotti chimici, oltre a un drone equipaggiato per far esplodere bombe a distanza.

La Tunisia ha comunicato che, nell’operazione, sono stati anche sequestrati alcuni materiali per fabbricare bombe, le stesse che probabilmente sono state utilizzate nell’attacco suicida del 29 ottobre, quando una donna si era fatta esplodere nel centro di Tunisi, ferendo diverse persone. Si era trattato del primo attacco nella capitale da novembre 2015.

Dal 24 novembre 2015 in Tunisia vige lo Stato di emergenza, che è stato istituito in seguito a una serie di attacchi rivendicati dall’ISIS. Il 18 marzo di quell’anno, due giovani tunisini armati di kalashnikov entrarono nel museo del Bardo, a Tunisi, dove uccisero 24 persone, di cui 20 turisti, 4 dei quali italiani. Successivamente, il 26 giugno, un militante armato dello Stato Islamico fece irruzione presso un resort di Port El Kantaoui, a 10 km da Susa, uccidendo 37 persone. Il 24 novembre 2015, invece, un autobus con a bordo le guardie presidenziali tunisine esplose, causando la morte di 12 ufficiali, sempre per mano dell’ISIS. Da allora, lo stato di emergenza è stato prolungato diverse volte, di cui l’ultima l’8 ottobre. Tale condizione conferisce alle forze di sicurezza poteri eccezionali, come quello di bandire le riunioni, gli scioperi e tutte le altre attività che potrebbero causare disordini. Tra le misure sono incluse alcune direttive che permettono alle forze di sicurezza di prendere il controllo della stampa.

Migliaia di cittadini tunisini si sono uniti al gruppo jihadista per combattere in Iraq, Siria e nella vicina Libia. Il governo tunisino ha reso l’antiterrorismo una priorità assoluta e la Tunisia ha continuato a cooperare con la comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, per professionalizzare il suo apparato di sicurezza. Nonostante i numerosi arresti effettuati nel corso dell’ultimo anno, le autorità tunisine confermano che la minaccia nel Paese continua a essere alta, soprattutto al confine con la Libia. Per rafforzare la sicurezza, è previsto che, entro il 2018, la Tunisia installi un sofisticato sistema elettronico al confine libico che impedirà l’infiltrazione dei terroristi dalla Libia e limiterà le attività di contrabbando. Già il 4 febbraio 2016, la Tunisia aveva completato la costruzione di una barriera alla frontiera libica, composta da fossati, muri di sabbia e filo spinato per contrastare le attività terroristiche e il contrabbando di armi.

I principali gruppi terroristici attivi durante il 2016 sono stati Ansar al-Sharia in Tunisia (AAS-T) e al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), i quali hanno continuato a operare soprattutto nelle montagne nell’ovest del Paese, colpendo ripetutamente i civili e le forze di sicurezza. Le cellule affiliate all’ISIS, invece, sono state più attive ai confini libici, soprattutto nella città di Ben Guerdan.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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