Stati Uniti: Pompeo condanna test missilistico dell’Iran

Pubblicato il 2 dicembre 2018 alle 6:00 in Iran USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha condannato il test iraniano di un missile balistico a medio raggio capace di trasportare multiple testate nucleari, definendolo una violazione dell’accordo internazionale sul programma nucleare di Teheran (JCPOA).

Nella serata di sabato 1 dicembre, Pompeo ha apertamente accusato l’Iran di violare gli accordi del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), in particolare la risoluzione UNSCR 2231 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, tramite la conduzione di un test missilistico avvenuta nella medesima giornata. “Condanniamo questo atto”, ha aggiunto il Segretario di Stato di Washington, scrivendo su Twitter che il Paese mediorientale sta via via testando e facendo proliferare sempre più i propri missili. Pompeo si è infine appellato all’Iran intimandogli di cessare tali attività.

L’Iran sostiene che il suo programma missilistico abbia scopi puramente difensivi, ma ha minacciato di interrompere i rifornimenti di petrolio attraverso lo Stretto di Homuz nel Golfo se gli Stati Uniti cercheranno di minare le esportazioni nazionali.

In seguito al ritiro, in data 8 maggio, degli Stati Uniti dall’accordo internazionale del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), e alla successiva reimposizione delle sanzioni USA sull’Iran per via delle sue attività missilistiche, il governo di Teheran ha escluso ogni ipotesi di negoziazioni con Washington in merito alle proprie capacità nucleari, in particolare il suo programma missilistico, che è portato avanti dalle Guardie della Rivoluzione, corpo para-militare nazionale.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è l’accordo sul nucleare iraniano concluso tra l’Iran e le potenze occidentali il 14 luglio 2015. Il patto, firmato da Teheran, dalla Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Secondo quanto affermato dal presidente Trump, tuttavia, si trattava del peggior accordo mai stipulato dagli Stati Uniti.

La diatriba sul test missilistico portato avanti dall’Iran avviene in un clima di crescenti tensioni tra Teheran e Washington. Gli Stati Uniti stanno cercando, tramite progressive sanzioni, di ridurre a 0 le esportazioni di petrolio dell’avversario. In data martedì 20 novembre, il Dipartimento del Tesoro americano ha comunicato che gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni contro 6 individui e 3 società appartenenti a una rete russo-iraniana che fornisce milioni di barili di petrolio alla Siria come parte di un tentativo di rafforzare il regime di Damasco. Il presidente siriano, Bashar al-Assad, finanzia le forze Quds del Corpo iraniano delle guardie della rivoluzione islamica, che drenano poi a loro volta le risorse verso Hamas ed Hezbollah. Secondo il Dipartimento di Stato americano, gli individui e le società sanzionate fungevano da canali di intermediazione, volti a oscurare le destinazioni reali del flusso di greggio e di denaro. Le sanzioni consistono nel congelamento delle loro risorse e nel divieto per i cittadini statunitensi di fare affari con loro. Le misure restrittive imposte il 20 novembre dal Dipartimento del Tesoro americano arrivano meno di un mese dopo l’entrata in vigore delle sanzioni che Washington ha nuovamente applicato a Teheran, in seguito al ritiro, l’8 maggio, dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). L’ultima tranche di sanzioni è entrata in vigore il 5 novembre e ha colpito l’industria petrolifera iraniana, la vendita di greggio e le attività di trasporto. Tali misure, cui si applicano solo deroghe limitate, rientrano nel piano dell’amministrazione Trump di esercitare pressione sul Paese mediorientale perché rinunci al suo programma nucleare e al sostegno a gruppi che destabilizzano la regione mediorientale. Fra questi, nel comunicato diffuso il 20 novembre, il Dipartimento del Tesoro americano indica esplicitamente la milizia libanese, Hezbollah, e il gruppo islamista palestinese che controlla la Striscia di Gaza, Hamas, che Washington considera organizzazioni terroristiche. Già il 5 novembre, l’Iran aveva reagito all’imposizione delle sanzioni americane. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, aveva giurato che l’Iran avrebbe resistito alle misure restrittive. Il 20 novembre, il ministro della Difesa iraniano ha dichiarato che il Paese “supererà tranquillamente” anche le ultime sanzioni statunitensi che, peraltro, si inquadrano nella più ampia contrapposizione tra Washington e Teheran nel conflitto siriano, nell’ambito del quale gli Stati Uniti guidano una coalizione internazionale che sostiene le Syrian Democratic Forces, un’alleanza a guida curda che si oppone al regime di Assad, mentre l’Iran e la Russia sostengono il regime di Damasco. Da quando è iniziata nel 2011, la guerra in Siria ha provocato la morte di almeno 500.000 persone e ha costretto circa la metà della popolazione siriana a lasciare le proprie case. Secondo le stime più recenti, almeno 5 milioni di Siriani hanno cercato rifugio in altri Paesi.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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