Israele: primo ministro Netanyahu accusato di corruzione e frode

Pubblicato il 2 dicembre 2018 alle 17:31 in Israele Medio Oriente

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Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e sua moglie, Sara Netanyahu, sono stati segnalati dalla polizia per corruzione e frode, in quello che è stato definito Caso 4000. Si tratta della terza accusa del genere contro il premier di Israele.

Le autorità sostengono che Netanyahu abbia fatto favori a cadenza regolare alla più importante compagnia di telecomunicazioni del Paese, la Bezeq Telecom Israel, in cambio della diffusione di una immagine più positiva sua e di sua moglie sul sito di notizie Walla, gestito dall’azienda. Secondo la polizia, “il primo ministro e i suoi soci sono intervenuti in maniera costante e sfacciata, e a volte anche quotidianamente, sui contenuti pubblicati da Walla. Inoltre, il premier avrebbe altresì cercato di influenzare le nomine di alcuni funzionari senior (editori e reporter) attraverso i contatti con Shaul e Iris Elovitch”.

Nella dichiarazione congiunta con l’Autorità di sicurezza israeliana, rilasciata domenica 2 dicembre, la polizia ha comunicato di aver trovato prove sufficienti di corruzione contro Shaul Elovitch, un amico di famiglia di Netanyahu. All’epoca, l’uomo era il presidente e l’azionista di maggioranza della Bezeq. Le autorità hanno dichiarato che anche l’allora CEO della compagnia, Stella Handler, è inclusa nel caso di corruzione. Sia Elovitch che Handler hanno respinto le accuse.

“Il maggior sospetto è che il primo ministro abbia accettato tangenti e messo in atto un conflitto di interessi intervenendo e prendendo decisioni normative a favore di Shaul Elovitch e della Bezeq” si legge nella dichiarazione rilasciata dalla polizia. Poco dopo la diffusione di tale documento, Netanyahu ha respinto tutte le accuse, dichiarando che tali affermazioni non hanno base legale e che sicuramente dalle indagini non risulterà nulla.

Se le indagini della polizia verranno confermate, il premier dovrà affrontare una delle più grandi sfide della sua carriera. Nonostante la sua predominanza sulla scena politica del Paese, attualmente la coalizione di maggioranza di destra detiene solamente un seggio al Parlamento. La decisione finale sull’incriminare o meno Netanyahu dipende dal pubblico ministero, che sta ancora ponderando se accusare l’uomo per gli altri due casi di corruzione. Secondo tali indagini, note come caso 1000 e caso 2000, il primo ministro israeliano avrebbe accettato regali da uomini d’affari e avrebbe cercato di stringere accordi con diversi magnate del mondo dei media per aver una migliore diffusione della sua immagine, in cambio di restrizioni contro i giornali della concorrenza. La maggioranza dei partner di coalizione di Netanyahu hanno dichiarato che attenderanno la decisione della pubblica accusa prima di prendere qualsiasi decisione in merito alla situazione.

Alcuni analisti hanno comunicato che il premier potrebbe invocare un’elezione lampo alla luce dei procedimenti legali contro di lui. Il prossimo voto nazionale è previsto a novembre 2019, ma Netanyahu potrebbe volere il rinnovo del mandato appellandosi al popolo, costringendo il pubblico ministero a pensarci due volte prima di accusarlo. Il primo ministro israeliano ha dichiarato di volere che la sua coalizione continui a lavorare fino alla fine del mandato, ma alcuni politici a lui vicini hanno dichiarato che, considerata la risicata maggioranza della coalizione, è probabile che si vada alle urne in anticipo.

Al Jazeera in lingua inglese ha riportato che due dei confidenti di alto livello del premier sono stati dichiarati testimoni per lo Stato e si ritiene quindi che siano stati loro a fornire alla polizia le prove contro il premier. Si tratta di Nir Hefetz, l’ex consigliere per i media della famiglia di Netanyahu, e Shlomo Filber, l’ex direttore generale del Ministero delle Comunicazioni. Inoltre, alcuni ex giornalisti del sito web Walla hanno confermato di aver ricevuto pressanti richieste di non pubblicare notizie negative su Netanyahu. I rivali politici del premier ne hanno già richiesto le dimissioni e hanno fatto pressioni per elezioni immediate.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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