Francia: Macron chiede apertura di negoziati con rappresentanti dei gilet gialli

Pubblicato il 2 dicembre 2018 alle 18:34 in Europa Francia

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha ordinato al suo primo ministro, Edouarde Philippe, di aprire una serie di negoziati con i leader politici e i manifestanti per porre fine alle proteste nazionali che negli ultimi giorni sono diventate violente nel centro di Parigi.

Domenica 2 dicembre, il leader francese ha incontrato alcuni membri del suo gabinetto, rilasciando poi una dichiarazione con la quale Macron ha altresì chiesto al ministro degli Interni di preparare le forze di sicurezza per proteste future. Una fonte presidenziale ha comunicato che Macron non parlerà alla nazione domenica sera, nonostante alcuni gli abbiano chiesto di offrire concessioni immediate ai manifestanti. Inoltre, la fonte ha comunicato che l’idea di attuare lo stato di emergenza non è stata discussa.

L’incontro tra Macron e i membri del governo si è reso necessario dopo i numerosi atti di vandalismo nella capitale francese e poiché gli scontri hanno ferito centinaia di persone. Il governo ha dichiarato che aggiornerà il Senato martedì 4 dicembre riguardo le manifestazioni relative all’aumento delle tasse, alla loro trasformazione in proteste violente e alle misure prese per prevenire che tali eventi si ripetano.

Fino ad ora, i tentativi del governo di negoziare con il movimento dei gilet gialli sono falliti, principalmente perché i rappresentanti delle proteste hanno insistito che le trattative vengano effettuate in diretta televisiva. Macron ha cercato di domare la rabbia dei suoi cittadini promettendo 3 mesi di negoziati nazionali su come trasformare al meglio l’economia della Francia, senza penalizzare i più poveri. Il presidente ha altresì promesso di rallentare il tasso di crescita delle tasse sul carburante se i prezzi internazionali del petrolio cresceranno troppo velocemente, ma ciò solamente dopo l’aumento delle tasse previsto a gennaio 2019.

Le proteste sono iniziate il 17 novembre e hanno ben presto assunto una dimensione nazionale, diffondendosi dalla capitale in tutta la Francia; il movimento dei “gilet gialli” è in fermento ormai da oltre due settimane e per ora gode dell’appoggio della maggioranza dei cittadini. È il terzo sabato di fila che le proteste vanno avanti ormai nella capitale, scagliandosi in particolare contro la politica finanziaria adottata da Macron e il suo nuovo regime fiscale, in particolare le tasse introdotte nel 2017 su diesel e petrolio al fine di incoraggiare l’energia “pulita” e sostenibile a livello ambientale. Sabato 24 novembre, numerose centinaia di manifestanti si erano riuniti sugli Champs-Elysées, dove la polizia li aveva fermati prima che raggiungessero l’Eliseo, il palazzo presidenziale. I manifestanti avevano bloccato le autostrade di varie città, dando fuoco a barricate e sbarrando la via con convogli di camion. Sabato 17 novembre erano stati circa 300mila i cittadini che avevano partecipato alle manifestazioni. Nonostante le esortazioni del governo al ripristino della calma nel Paese, le proteste non sono cessate, anzi, si sono intensificate e hanno ampliato il loro raggio d’azione fino a includere l’isola La Réunion, nell’Oceano Indiano, dove sono state incendiate alcune automobili. Le autorità francesi hanno comunicato che almeno 412 persone sono state arrestate, 2 sono morte e altre 133 ferite, inclusi 23 membri delle forze di sicurezza. Sei edifici sono stati dati alle fiamme, mentre sono stati spenti almeno 190 roghi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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