Francia: gilet gialli, prossimo lo stato d’emergenza

Pubblicato il 2 dicembre 2018 alle 10:20 in Europa Francia

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Il governo francese ha spronato i manifestanti al dialogo e sta considerando di dichiarare lo stato d’emergenza per arginare le proteste violente dei gilet gialli in quelli che sono diventati i più gravi disordini a cui il Paese abbia  assistito nell’ultimo decennio.

Nella giornata di domenica 2 dicembre, il portavoce governativo, Benjamin Griveaux, ha riferito all’emittente Europe 1 radio che le autorità devono pensare a quali misure possono essere adottate per far sì che gli incedenti non avvengano nuovamente. Quando gli è stata posta una domanda sulla necessità di imporre lo stato d’emergenza nella nazione, Griveaux ha risposto che è tra le opzioni che il governo sta considerando, e ha aggiunto: “È fuori discussione che ogni weekend diventi un incontro rituale di violenza”.

Più tardi domenica, il presidente del Paese, Emmanuel Macron, terrà una riunione di emergenza con il Primo ministro, Édouard Philippe, e il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, per discutere il da farsi circa le proteste e il modo più opportuno di avviare un dialogo con il movimento in sommossa dei gilet gialli (dal francese “gilets jaunes”), gruppo di cittadini scontenti costituitosi dal basso e privo di una vera e propria struttura o leadership.

In un discorso andato in onda sull’emittente televisiva BFM TV nella serata di sabato 1 dicembre, il ministro dell’Interno francese ha affermato che le circa 300 persone arrestate nel corso della giornata conclusasi sono per lo più “normali manifestanti” incitati da gruppi marginali. Castaner ha altresì affermato che le autorità hanno dispiegato tutte le misure di sicurezza possibili al fine di prevenire e fermare i disordini, ma si sono trovati a fare i conti con sommosse organizzate da gruppi estremamente violenti, determinati e organizzati. Il ministro ha inoltre riconosciuto un margine di errore da parte del governo, affermando che l’errore è stato nel modo in cui il gabinetto francese ha comunicato il suo piano di allontanarsi dalla dipendenza di petrolio, la politica che ha portato all’impennata delle imposte sul carburante. Insieme al portavoce Griveaux, egli ha infine esortato i gilet gilalli a organizzarsi e sedersi al tavolo negoziale. “Siamo pronti a parlare con loro in qualsiasi momento, la porta è sempre aperta”, ha concluso Griveaux.

Paul Marra, attivista del gruppo dei gilet gialli operativo a Marsiglia, ha riferito alla BFM TV che il vero responsabile delle violenze scoppiate in tutta la nazione è il governo. “Condanniamo ciò che è successo, ma è stato inevitabile. La violenza è partita dall’alto. Il più grande criminale è lo stato, attraverso la sua inazione”.

Le proteste sono iniziate il 17 novembre e hanno ben presto assunto una dimensione nazionale, diffondendosi dalla capitale in tutta la Francia; il movimento dei “gilet gialli” è in fermento ormai da oltre due settimane e per ora gode dell’appoggio della maggioranza dei cittadini. È il terzo sabato di fila che le proteste vanno avanti ormai nella capitale, scagliandosi in particolare contro la politica finanziaria adottata da Macron e il suo nuovo regime fiscale, in particolare le tasse introdotte nel 2017 su diesel e petrolio al fine di incoraggiare l’energia “pulita” e sostenibile a livello ambientale. Sabato 24 novembre, numerose centinaia di manifestanti si erano riuniti sugli Champs-Elysées, dove la polizia li aveva fermati prima che raggiungessero l’Eliseo, il palazzo presidenziale. Alcuni di loro cantavano l’inno nazionale, altri trasportavano cartelloni con gli slogan “Macron dimettiti” e “Macron ladro”. I manifestanti avevano bloccato le autostrade di varie città, dando fuoco a barricate e sbarrando la via con convogli di camion. Sabato 17 novembre erano stati circa 300mila i cittadini che avevano partecipato alle manifestazioni. Nonostante le esortazioni del governo al ripristino della calma nel Paese, le proteste non sono cessate, anzi, si sono intensificate e hanno ampliato il loro raggio d’azione fino a includere l’isola La Réunion, nell’Oceano Indiano, dove sono state incendiate alcune automobili. Finora, le agitazioni urbane nell’Esagono hanno provocato la morte di 2 persone e il ferimento di altre 606, ha riferito il Ministero dell’Interno nazionale nella giornata di giovedì 22 novembre.

Le proteste rappresentano una minaccia all’autorità di Macron, il quale si erge a difensore della battaglia contro il cambiamento climatico e sostenitore dell’energia verde ecosostenibile, ma in questi 18 mesi non è riuscito a far presa sulla popolazione francese, la quale dimostra un malcontento diffuso nei confronti del suo operato presidenziale. Da quando Macron ha assunto la carica di presidente della Francia, le sue iniziative sono state spesso osteggiate sia dai sindacati sia dai cittadini, che hanno già manifestato in numerose occasioni anche contro le riforme sul lavoro e sulla compagnia ferroviaria nazionale. Gli investitori internazionali, d’altro canto, hanno ampliamento lodato la sua amministrazione, la quale ha avvantaggiato e incoraggiato gli affari e il mondo del business. Gli oppositori politici, quanto a loro, hanno tacciato Macron di essere “il presidente dei ricchi” a causa della sua politica fiscale, e la popolarità del capo di Stato quarantenne si attesta attualmente solo al 20%.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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