Ucraina: membri del G7 condannano attività russe nello stretto di Kerch

Pubblicato il 1 dicembre 2018 alle 11:03 in Russia Ucraina

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I ministri degli Esteri delle 7 più grandi economie mondiali, note come G7, hanno condannato le attività della Russia nello stretto di Kerch, riaffermando il loro supporto alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina.

Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, venerdì 30 novembre hanno dichiarato che non c’è giustificazione alcuna per l’uso della forza militare da parte di Mosca contro le imbarcazioni e il personale navale ucraino.

“Incoraggiamo alla moderazione e al rispetto delle leggi internazionali, così da prevenire ulteriori tensioni. Chiediamo alla Russia di rilasciare l’equipaggio e le navi che ha trattenuto e chiediamo di non impedire il legittimo passaggio nello stretto di Kerch. Il G7 non riconosce e mai riconoscerà l’annessione illegale della Crimea da parte della Russia, e riconfermiamo il nostro irremovibile sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale ucraina” si legge nella dichiarazione rilasciata dai membri del gruppo.

Il documento dei membri del G7 è stato emanato il giorno dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva cancellato il suo incontro con il leader della Russia, Vladimir Putin, dichiarando che le tanto attese trattative fra le due potenze non potevano avvenire se  alcuni marinai ucraini si trovavano in stato di arresto da parte di Mosca.

Domenica 25 novembre, la Russia aveva bloccato 3 navi militari dell’Ucraina che volevano attraversare lo stretto di Kerch, passando quindi dal Mar Nero al Mare di Azov. Le tensioni erano aumentate in quanto Mosca aveva sequestrato le imbarcazioni e fermato i 24 membri dell’equipaggio ucraino, che in un secondo momento erano stati trasferiti nella capitale russa, dove rimarranno in carcere per 60 giorni in attesa del processo. Kiev ha definito gli uomini “prigionieri di guerra” della Russia.

Da parte sua, Mosca sostiene che l’attraversamento delle acque russe da parte delle imbarcazioni ucraine era illegale. Putin ha dichiarato che le guardie al confine hanno rispettato i loro doveri militari nel fermare le navi. L’Ucraina, in seguito, aveva  introdotto la legge marziale in 10 delle sue 27 regioni per 30 giorni, così da “evitare la totale invasione russa”. Inoltre, nella giornata di venerdì 30 novembre, Kiev aveva proibito a tutti gli uomini russi fra i 16 e i 60 anni di entrare nel Paese, ad eccezioni di diplomatici, personale per i trasporti, persone con un permesso di residenza temporaneo o permanente in Ucraina e coloro che entrano nel Paese a scopo umanitario. Secondo il presidente ucraino, Petro Poroshenko, tale decisione è volta a prevenire che la Federazione Russa formi nel Paese una sorta di esercito privato, similmente a quanto successo nel 2014. L’Ucraina ritiene che cittadini e soldati russi stiano lottando al fianco dei ribelli ucraini pro-Mosca che nel 2014 presero il controllo di parte delle regioni di Donetsk e Luhansk, dichiarandole indipendenti da Kiev.

Maria Zakharova, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, venerdì 30 novembre ha dichiarato che Mosca non attuerà un simile divieto di viaggio sui cittadini ucraini, perché ciò sarebbe “irrazionale”. La portavoce ha altresì accusato Poroshenko di utilizzare la legge marziale come un modo per risollevare i suoi calanti indici elettorali, in un tentativo di guadagnare alcuni punti durante “l’ultima ondata russofobica”. Da parte sua, Putin ha dichiarato che lo sconfinamento delle navi militari ucraine nelle acque territoriali della Russia è una provocazione organizzata dallo stesso Poroshenko, alla vigilia delle elezioni.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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