Parigi: continuano le proteste dei gilet gialli, 300 arrestati

Pubblicato il 1 dicembre 2018 alle 14:47 in Europa Francia

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La polizia francese ha lanciato lacrimogeni e granate stordenti e fatto uso di idranti per sedare le proteste violente di alcuni “gilet gialli” che, a Parigi, tentavano di spezzare il cordone di sicurezza allestito sugli Champs-Elysées nel terzo sabato di fila di rappresaglie contro la politica fiscale di Macron e il carovita.

La polizia teme l’infiltrazione nella folla di manifestanti riuniti a Parigi di estremisti di destra e di sinistra, che tentano di trasformare la protesta in disordini violenti. Secondo le forze dell’ordine, finora, nella giornata di sabato 1 dicembre, sono stati arrestati 300 individui. Nella capitale sono rimaste ferite 110 persone, a partire da quando alcuni individui incappucciati hanno sollevato e scagliato le barricate di sicurezza delle forze dell’ordine, e altri si sono scontrati con la polizia intorno al boulevard degli Champs-Elysées. Altri ancora hanno eretto barricate incendiandole nei dintorni del medesimo viale, trasformando la manifestazione pacifica in disordini violenti. Diverse centinaia di “gilet gialli” si erano riuniti, nella mattinata, presso l’Arco di Trionfo, sedendosi e cantando la Marsigliese, l’inno nazionale, e richiedendo a gran voce le dimissioni del presidente, Emmanuel Macron. Nella tarda mattinata, erano circa 2mila i manifestanti riuniti nel centro della città, e in tutto il Paese circa 31mila, i quali hanno causato oltre 582 blocchi urbani.

Il movimento dei “gilet gialli” è in fermento ormai da oltre due settimane; si tratta di un’insurrezione popolare nata spontaneamente dal basso, e deve il suo nome ai giubbotti gialli indossati dai manifestanti, ossia l’indumento segnalatore che, in Francia, tutti i motociclisti per legge hanno l’obbligo di tenere nelle loro vetture. Per il momento, i gilet gialli godono dell’appoggio diffuso della maggioranza dei cittadini.

“I delinquenti sono una minoranza e non hanno spazio in queste manifestazioni”, ha affermato il portavoce governativo, Benjamin Griveaux, in un’intervista trasmessa in televisione. Martedì 27 novembre, Macron aveva dichiarato di comprendere la rabbia provata dagli elettori al di fuori delle grandi città francesi per via dell’impennata dei prezzi del carburante, ma aveva insistito sul fatto che non sarebbe stato spinto a cambiare linea politica da “delinquenti”. Lo scoppio d’ira è maggiormente diffuso nei piccoli villaggi e nelle cittadine di periferia, nelle quali si avverte più fortemente la crisi della disoccupazione e della disuguaglianza sociale, la quale è sottolineata dalla differenza di questi cittadini con il bacino elettorale del presidente, bacino più benestante e in gran parte piccolo o medio borghese.

È il terzo sabato di fila che le proteste vanno avanti ormai nella capitale, scagliandosi in particolare contro la politica finanziaria adottata da Macron e il suo nuovo regime fiscale, in particolare le tasse introdotte nel 2017 su diesel e petrolio al fine di incoraggiare l’energia “pulita” e sostenibile a livello ambientale. Sabato 24 novembre, numerose centinaia di manifestanti si erano riuniti sugli Champs-Elysées, dove la polizia li aveva fermati prima che raggiungessero l’Eliseo, il palazzo presidenziale. Alcuni di loro cantavano l’inno nazionale, altri trasportavano cartelloni con gli slogan “Macron dimettiti” e “Macron ladro”. I manifestanti avevano bloccato le autostrade di varie città, dando fuoco a barricate e sbarrando la via con convogli di camion. Sabato 17 novembre erano stati circa 300mila i cittadini che avevano partecipato alle manifestazioni. Nonostante le esortazioni del governo al ripristino della calma nel Paese, le proteste non sono cessate, anzi, si sono intensificate e hanno ampliato il loro raggio d’azione fino a includere l’isola La Réunion, nell’Oceano Indiano, dove sono state incendiate alcune automobili. Finora, le agitazioni urbane nell’Esagono hanno provocato la morte di 2 persone e il ferimento di altre 606, ha riferito il Ministero dell’Interno nazionale nella giornata di giovedì 22 novembre.

Le proteste rappresentano una minaccia all’autorità di Macron, il quale si erge a difensore della battaglia contro il cambiamento climatico e sostenitore dell’energia verde ecosostenibile, ma in questi 18 mesi non è riuscito a far presa sulla popolazione francese, la quale dimostra un malcontento diffuso nei confronti del suo operato presidenziale. Da quando Macron ha assunto la carica di presidente della Francia, le sue iniziative sono state spesso osteggiate sia dai sindacati sia dai cittadini, che hanno già manifestato in numerose occasioni anche contro le riforme sul lavoro e sulla compagnia ferroviaria nazionale. Gli investitori internazionali, d’altro canto, hanno ampliamento lodato la sua amministrazione, la quale ha avvantaggiato e incoraggiato gli affari e il mondo del business. Gli oppositori politici, quanto a loro, hanno tacciato Macron di essere “il presidente dei ricchi” a causa della sua politica fiscale, e la popolarità del capo di Stato quarantenne si attesta attualmente solo al 20%.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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