Assemblea Generale ONU voterà Risoluzione per condannare Hamas

Pubblicato il 1 dicembre 2018 alle 15:45 in Palestina USA e Canada

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L’Assemblea Generale dell’ONU voterà martedì 4 dicembre per approvare o meno la bozza di una Risoluzione, proposta dagli Stati Uniti, che condannerà il gruppo terroristico palestinese Hamas. La misura è stata sostenuta dall’ambasciatrice statunitense, Nikki Haley.

“Martedì 4 dicembre, le Nazioni Unite non dovranno votare per sostenere un piano di pace per il Medio Oriente o l’altro” ha spiegato la missione statunitense presso l’ONU. “Ad ogni Paese verrà chiesto di votare a favore o contro le attività di Hamas e degli altri gruppi militanti, come il Movimento per il Jihad Islamico in Palestina. Se le Nazioni Unite non adotteranno questa Risoluzione, allora non sarà necessario coinvolgerle nelle trattative di pace”.

Gli Stati Uniti sono riusciti ad ottenere il cruciale supporto dell’Unione Europea per il documento, noto con il nome di “Attività di Hamas e altri gruppi militanti a Gaza”. La Risoluzione richiede che vengano sospese le violenze nell’area e condanna il lancio di missili da parte di Hamas verso Israele. All’inizio di novembre, infatti, il gruppo terroristico aveva lanciato più di 400 missili e bombe dalla Striscia di Gaza verso la parte meridionale di Israele in un solo giorno, uccidendo almeno una persona e ferendone dozzine.

Tutti i 28 Paesi dell’Unione Europea hanno accettato di sostenere la misura, dopo che gli Stati Uniti hanno incluso nel documento una rilevante Risoluzione ONU che non interferisce con la soluzione a due Stati per risolvere il conflitto israelo-palestinese.

Se adottata, la Risoluzione sarà rivoluzionaria, poiché per la prima volta l’Assemblea acconsentirebbe a prendere provvedimenti contro il gruppo terroristico, che controlla la Striscia di Gaza dal 2007. Il voto del 4 dicembre seguirà l’adozione, da parte dell’Assemblea, di una serie di Risoluzione relative al conflitto israelo-palestinese che condannano gli insediamenti israeliani e richiedono che vengano fatti progressi verso la soluzione a due Stati. Le decisioni approvate dall’Assemblea Generale non sono vincolanti, ma hanno peso politico e sono considerate il barometro dell’opinione mondiale.

Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, mercoledì 28 novembre aveva inviato una lettera aperta al presidente dell’Assemblea Generale dell’ONU, Maria Fernanda Espinosa, e agli Stati membri. L’uomo aveva criticato la decisione statunitense di condannare il loro lancio di missili contro le città israeliane, definendola un tentativo di “delegittimare la resistenza palestinese”.

“Noi del Movimento di Resistenza Islamico Hamas stiamo seguendo con rabbia e disapprovazione i continui e miserabili tentativi degli Stati Uniti. Washington  non solo accetta il punto di vista israeliano del conflitto, ma altresì fornisce tutto il materiale e il supporto morale necessario a Israele che, da parte sua, continua la sua aggressione contro il nostro popolo, privandolo dei diritti di base come quello alla libertà, all’indipendenza e all’autodeterminazione, che sono garantiti da tutte le convenzioni e le leggi internazionali” ha scritto Haniyeh nella lettera. Inoltre, l’uomo aveva altresì dichiarato che il regolamento umanitario internazionale legittima la lotta palestinese e aveva citato un articolo del First Additional Protocal delle Convenzioni di Ginevra. Tale documento si riferisce ai popoli che combattono contro la dominazione coloniale e l’occupazione di terzi contro il loro diritto all’autodeterminazione.

L’inviato di Israele presso le Nazioni Unite, Danny Danon, aveva risposto alla lettera di Hamas dichiarando che “un’organizzazione terroristica che si rivolge all’ONU per ottenere aiuti è come un assassino che chiede una mano alla polizia”. “Hamas parla di legge internazionale mentre lancia razzi contro la popolazione civile, trattiene i corpi dei soldati delle Forze di Difesa Israeliane e dei civili israeliani e utilizza i propri cittadini come scudi umani” ha sottolineato Danon.

Gli Stati Uniti hanno proposto la bozza di Risoluzione in vista della nuova proposta di pace che vogliono svelare e che i palestinesi hanno già respinto. Infatti, la Palestina aveva tagliato i contatti con l’amministrazione statunitense dopo la decisione del leader della Casa Bianca, Donald Trump, di spostare l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo di fatto la Città Santa come capitale di Israele. La notizia, annunciata il 6 dicembre 2017 durante un discorso, aveva causato una serie di proteste in tutto il mondo. I palestinesi, infatti, considerano Gerusalemme la capitale del loro futuro Stato. A livello internazionale, invece, si ritiene che lo status della città debba essere negoziato tra le due parti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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