Mar d’Azov: Putin accusa Poroshenko

Pubblicato il 30 novembre 2018 alle 6:02 in Russia Ucraina

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La sconfinamento delle navi militari ucraine nelle acque territoriali della Russia è una provocazione organizzata dal presidente ucraino Petro Poroshenko alla vigilia delle elezioni. Lo ha affermato Vladimir Putin parlando al forum VTB Capital “Russia Calling!”, secondo quanto riferisce il sito ufficiale della Presidenza della Federazione russa. 

“Ci sono chiari segnali di una provocazione preparata in anticipo, pianificata per essere sfruttata come pretesto per imporre la legge marziale nel Paese. Non ha nulla a che vedere con il tentativo di normalizzare le relazioni tra Russia e Ucraina: si tratta di un gioco di esasperazione” – ha dichiarato il presidente russo, che ha sottolineato come le navi ucraine siano entrate in quelle che erano acque territoriali russe “anche prima della riunificazione della Crimea”.

“Senza rispondere alle richieste delle nostre guardie di frontiera, hanno iniziato a muoversi direttamente verso il ponte, non hanno reagito alla richiesta di fermarsi, sono rimasti in silenzio, non hanno risposto ai continui appelli anche dopo aver violato il confine” — ha aggiunto il leader del Cremlino. Putin ha ribadito come in una situazione difficile e pericolosa le guardie di frontiera russe abbiano fatto il loro dovere.

“E come dovrebbero agire secondo voi le guardie di frontiera? Navi militari straniere hanno invaso le acque territoriali della Federazione russa, non rispondono via radio, non è chiaro cosa faranno, come avrebbero dovuto comportarsi? Se le guardie di frontiera avessero agito diversamente, sarebbero finite tutte in tribunale” – ha affermato Putin.

Il 25 novembre le cannoniere ucraine Berdjansk e Nikopol e il rimorchiatore Jany Kapu hanno attraversato il confine marittimo russo. Secondo il Servizio di Sicurezza Federale (FSB), le navi erano dirette verso lo Stretto di Kerč’, l’unico accesso al Mar d’Azov, dove le navi sono state sequestrate dalle autorità russe a causa della mancanza di risposta a quella che Mosca considera una richiesta legittima di fermarsi.

Il 26 novembre a seguito dell’incidente il Parlamento ucraino ha approvato il decreto del presidente Petro Poroshenko di imporre la legge marziale in alcune regioni del sud e dell’ovest del paese per 30 giorni.

La Russia ha aperto un procedimento penale per violazione del confine di Stato e ha proposto di discutere la situazione nel Mar D’Azov al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ma la maggioranza dei votanti ha bloccato la richiesta, lasciando, secondo il vice-rappresentante permanente Dmitrij Poljanskij “carta bianca” a Kiev. 

Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha definito la situazione nello Stretto di Kerč’ una chiara provocazione. Kiev avrebbe violato le principali disposizioni del diritto internazionale e del diritto del mare. Lavrov ha sottolineato come le azioni della Marina ucraina fossero molto pericolose e minacciassero il libero movimento delle navi nella zona.

Commentando l’introduzione della legge marziale in Ucraina, Lavrov ha sostenuto che Kiev sta cercando di capovolgere una situazione che viene percepita dalla popolazione sempre più negativamente e che la mossa di Poroshenko risponde a calcoli elettorali. 

Durante l’incidente nello Stretto di Kerč’ la Russia ha agito secondo il diritto internazionale e le proprie leggi nazionali, dal momento che ha reagito ad un’invasione di navi da guerra straniere nelle acque territoriali della Federazione – ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov.

Mosca respinge ogni tentativo di mediazione straniera come ingerenza e preme sui partner europei di Kiev, Francia e Germania su tutti, affinché facciano pressioni sul governo Ucraino per porre termine alle provocazioni.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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