Israele bombarda postazioni vicino a Damasco e nel Sud della Siria

Pubblicato il 30 novembre 2018 alle 9:35 in Israele Siria

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Israele ha bombardato diverse aree nelle vicinanze di Damasco, in Siria, nella giornata di giovedì 29 novembre, in quelli che l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha definito “i primi raid aerei israeliani dopo 72 giorni di interruzione”. Nello specifico il comunicato dell’Osservatorio riferisce che, per più di un’ora, i missili israeliani hanno colpito diverse posizioni nei sobborghi di Damasco e anche nel Sud del Paese, nella provincia frontaliera di Quneitra.

Lo stesso giorno, l’aviazione siriana ha riportato di aver abbattuto “un obiettivo ostile” che stava volando sopra la città di Kiswah, a Sud della capitale, senza tuttavia specificare la sua provenienza. Ad avviso di alcune fonti dell’opposizione siriana, il bersaglio è caduto vicino ad un’area dove sono presenti diverse basi delle milizie libanesi di Hezbollah, che sostengono le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad, e sono strette alleate dell’Iran.

Tale informazione è confermata da quanto riportato dal quotidiano israeliano The Times of Israel, il quale ha riferito che, il 29 novembre, i jet da guerra del Paese mediorientale hanno alcune basi di milizie filoiraniane insieme a nascondigli di armi di Teheran nel Sud della Siria. Le esplosioni hanno interessato la zona della capitale siriana vicina all’aeroporto che, secondo Israele, viene utilizzato dall’Iran per fornire armi avanzate ai gruppi terroristici.

Le aree intorno a Damasco, in passato, sono state bombardate da Israele centinaia volte, con l’obiettivo di eliminare le milizie filoiraniane e i membri della Guardia Rivoluzionaria presenti. Come spiega The New Arab, Israele, come politica, non conferma o smentisce mai tali attacchi, a meno che non sia forzato a farlo. Gli ultimi raid prima di quello del 29 erano avvenuti il 17 settembre, quando un jet russo è stato abbattuto, causando la morte di 15 ufficiali di Mosca, che ha puntato il dito contro Israele, incolpandolo di essere responsabile dell’incidente.

Da parte loro, le autorità israeliane hanno respinto tali imputazioni. In seguito all’episodio, la Russia ha poi inviato missili di difesa avanzati a Damasco, mentre il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha riferito a Mosca che avrebbe continuato a colpire obiettivi ostili in Siria per impedire all’Iran di stabilire la propria presenza militare lungo i confini. Nonostante tali tensioni, Russia e Israele hanno continuato a coordinarsi al fine di assicurare la sicurezza della Siria. Tuttavia, molti analisti della difesa sospettano che Mosca, attraverso l’invio dei missili al regime siriano, voglia diminuire la capacità di Israele di colpire obiettivi iraniani.

Nel frattempo, le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme, sempre giovedì 29 novembre, per via dei nuovi raid russi contro la provincia di Idlib, che costituisce l’ultima roccaforte dei ribelli siriani. In particolare, l’Onu teme che tali offensive possano far scoppiare una “gigantesca polveriera”. Il 25 novembre, il Ministero della Difesa russo aveva reso noto che le forze aeree di Mosca avevano bombardato i militanti ribelli siriani nella roccaforte di Idlib, dopo che questi erano stati accusati di aver utilizzato di armi chimiche su Aleppo la notte precedente, in cui sono rimaste ferite oltre 100 persone.

L’undicesimo round di colloqui di Astana del 28 e 29 novembre tra Turchia, Russia e Iran, che avrebbe dovuto portare a sviluppi nel dialogo per la soluzione del conflitto siriano, ha prodotto soltanto alcune dichiarazioni sulla futura composizione di un Comitato Costituzionale, senza concludere alcun accordo concreto. Per tale ragione, l’inviato speciale uscente dell’Onu in Siria, Staffan de Mistura si è detto insoddisfatto degli incontri, affermando che sono stati “un’occasione sprecata”.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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