Caso Regeni: Italia indaga 7 agenti dei servizi segreti egiziani

Pubblicato il 30 novembre 2018 alle 10:31 in Egitto Italia

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L’Italia inserirà 7 agenti dei servizi segreti egiziani nel registro degli indagati nell’ambito dell’indagine sulla morte di Giulio Regeni, condotta dalla Procura di Roma. Come riporta Ansamed, nei loro confronti, i pubblici ministeri contestano il reato di sequestro di persona. L’iscrizione formale avverrà nel corso della prima settimana di dicembre.

Tale decisione è derivata dall’analisi dei tabulati telefonici, dalla quale è risultato che il giovane ricercatore era stato pedinato e controllato fino al 25 gennaio 2016, data della sua scomparsa. Le autorità egiziane sono al corrente di tali sviluppi, in quanto conoscono i dettagli delle indagini da almeno un anno, in quanto presenti sulla informativa messa a disposizione nel dicembre 2017 dalla magistratura romana.

L’Italia, inoltre, ha deciso di interrompere i rapporti con il Parlamento egiziano. Ad annunciarlo è stato il presidente della Camera, Roberto Fico, il quale ha comunicato la decisione alla conferenza dei capigruppo di Montecitorio, che si sono detti d’accordo con l’iniziativa. Attraverso una nota, la famiglia Regeni ha espresso gratitudine per il lavoro “prezioso e incessante della procura e degli investigatori di Roma che ha portato ad accertare l’identità di alcuni dei responsabili del sequestro, delle torture e della morte di Giulio”. I genitori, in particolare, hanno riferito di confidare che l’iscrizione nel registro degli indagati dei 6 agenti dei servizi segreti egiziani possa portare ad una accelerazione definitiva nell’accertamento processuale.

Secondo quanto riportato dal quotidiano The New Arab, tali sviluppi potrebbero portare alla nascita di nuove tensioni con l’Egitto nel corso delle prossime settimane. Mentre è molto difficile che il Cairo decida d’insegnare i sospettati, Roma potrebbe processare gli individui in questione in contumacia.

Il 29 novembre, il ministro degli esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, ha emesso un comunicato in cui afferma che la ricerca della verità “sulla barbara uccisione di Giulio Regeni resta prioritaria nel quadro dei rapporti dell’Italia e dell’Egitto, nella consapevolezza della forte richiesta di giustizia che proviene dai familiari del giovane, dalle Istituzioni e dai cittadini italiani”. A tal fine, continua il comunicato, la Farnesina farà i passi necessari per richiamare le autorità egiziane a rinnovare con determinazione l’impego di raggiungere risultati concreti e significativi.

Human Rights Watch (HRW) ha accolto positivamente le ultime decisioni dell’Italia, sostenendo che la pressione esercitata da Roma sia vitale per assicurare che gli assassini di Giulio rimangano impuniti per i loro crimini. Il direttore di HRW per il Medio Oriente e il Nord Africa, Sarah Leah Whitson, ha definito l’indagine avviata dalle autorità egiziane sulla morte del giovane “molto lontana dall’essere adeguata”. A suo avviso, il governo egiziano dovrebbe dimostrarsi più serio in merito alla propria volontà di trovare e punire i responsabili dell’assassinio, e dovrebbe altresì collaborare maggiormente con i procuratori italiani.

Regeni fu rapito il 25 gennaio 2016, e il suo corpo fu rinvenuto il 3 febbraio, vicino al Cairo, in un fosso lungo l’autostrada Cairo-Alessandria. L’autopsia rivelò che il ragazzo era stato torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri furono uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali riferirono di aver trattenuto Regeni il giorno in cui sparì.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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