Bangladesh: 10 Rohingya in fuga per la Malesia arrestati

Pubblicato il 30 novembre 2018 alle 18:27 in Asia Bangladesh

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze di polizia del Bangladesh, nella giornata di venerdì 30 novembre, hanno arrestato 10 rifugiati Rohingya in procinto di imbarcarsi per la Malesia, a quanto riportato da un funzionario.

L’arresto è stato messo in atto dal Rapid Action Battalion (RAB), un’unità d’élite anti-crimine e anti-terrorismo della polizia bengalese istituita nel 2004. Tra i suoi compiti, compaiono il sequestro di armi illegali e arresti legati al sospetto di atti terroristici. Un rappresentante del RAB ha dichiarato che la polizia ha fermato 6 donne e 4 uomini in una stazione costiera, chiamata Shah Porir Dwip, prima che il gruppo potesse imbarcarsi in un estuario del fiume Naf, che divide il Bangladesh e il Myanmar.

Il capo della sezione del RAB di Cox’s Market, Mahedi Hasan, ha riportato che i Rohingya arrestati si volevano dirigere in Malesia attraverso la Baia del Bengala. Le donne fermate, secondo Hasan, non avevano più di 22 anni ed erano state convinte ad imbarcarsi con la promessa di sposarsi con ricchi uomini malesi. Tra i 10 Rohingya fermati, due risiedevano in Bangladesh da più di quindici anni, mentre tutti gli altri erano arrivati nel Paese durante l’esodo dal Myanmar cominciato l’agosto 2017.

Oltre ai rifugiati, tra gli arresti compare anche lo scafista, di nazionalità bengalese, il quale ha confessato alla polizia il suo erario. Le forze dell’ordine hanno comunicato che le donne hanno pagato 100 dollari americani, mentre gli uomini 250, più, nel momento in cui la barca aveva attraversato le acque thailandesi, altri 2500 dollari a testa.

L’ultimo arresto per traffico clandestino in Bangladesh risale ad inizio novembre, quando la guardia costiera aveva intercettato una nave che aveva caricato 33 Rohingya per portarli in Malesia.

Non è la prima volta che la regione asiatica deve affrontare il fenomeno dei flussi migratori dal Bangladesh e dal Myanmar. Nel 2015, dopo il rinvenimento di una fossa comune nel distretto thailandese di Sadao confinante con la Malesia, Bankok aveva attuato delle misure per smantellare tali tratte clandestine e, insieme al governo malese e quello indonesiano, aveva avviato le ricerche per le imbarcazioni adite allo scopo. I ministri degli Esteri dei tre Paesi si sono incontrati nel maggio 2015, dove Malesia ed Indonesia hanno concordato di offrire un rifugio temporaneo ai migranti, a condizione che la comunità internazionale rimpatriasse i rifugiati entro un anno, mentre la Tailandia ha fatto un passo indietro.

La migrazione dei Rohingya, però, è una questione ancora più grave. I membri di tale minoranza sono stanziati in Myanmar dove vivono in una situazione di apartheid, che è sotto i riflettori della comunità internazionale da agosto 2017. La minoranza non è mai stata riconosciuta dal governo birmano, ed è vittima di violenze da parte della maggioranza buddista e dall’esercito nazionale. Tali persecuzioni hanno raggiunto l’apice nell’agosto 2017, dopo che alcuni estremisti islamici Rohingya avevano assaltato due stazioni di polizia. Da quel mese in poi, si è avviato un vero e proprio esodo verso i Paesi confinanti, specialmente in Bangladesh, che, secondo le Nazioni Unite, ha riguardato 700.000 persone. L’ONU, nello stesso agosto, ha mandato un team di ispettori nel Paese asiatico e, in un report, ha accusato diversi rappresentanti dell’esercito birmano di genocidio e di pulizia etnica. Il Paese ha rigettato qualsiasi accusa, incolpando la minoranza di terrorismo.

 La gravità della situazione ha spinto il Bangladesh e il Myanmar ad incontrarsi, e nel gennaio 2018 hanno stipulato un accordo che prevede il rimpatrio volontario dei profughi Rohingya. L’accordo è stato denigrato dalle agenzie dell’ONU, che non ritengono ancora sicuro per la minoranza ritornare nel Paese d’origine poiché mancano garanzie di standard di vita e di protezione, ed anche dai Rohingya stessi. Il programma di rimpatrio doveva partire a metà novembre 2018, ma poiché nessun profugo ha accettato di tornare in Myanmar, il Bangladesh ha deciso di posticipare la prima tornata di rimpatri nel 2019, dopo le elezioni nazionali.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.