Ucraina: la legge marziale può essere un’arma nelle mani di Poroshenko?

Pubblicato il 29 novembre 2018 alle 11:02 in Russia Ungheria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Per la prima volta da quanto è iniziato il confronto con la Russia, che ha formalmente peso il via con l’annessione della Crimea nel 2014, l’Ucraina ha introdotto la legge marziale. Questa decisione, fortemente promossa dal Presidente Petro Poroshenko, ha sollevato alcuni dubbi a livello di politica interna. Nello specifico, il Washington Post riferisce che chi sta osservando la politica interna ucraina con occhio critico, come il Presidente russo Vladimir Putin, si sta chiedendo se Poroshenko stia cercando di usare le recenti tensioni con Mosca per rafforzare la sua posizione in vista delle elezioni presidenziali previste per il prossimo 31 marzo, in cui sfiderà Julija Timoshenko.

Il Parlamento ucraino ha dato il via libera sulla legge marziale lunedì 26 novembre, e sarà applicata per un periodo di 30 giorni e solamente nelle aree più vulnerabili ad un potenziale attacco russo, ovvero in 10 delle 27 regioni del Paese. La proposta iniziale, avanzata da Poroshenko, era di applicare la legge marziale per 60 giorni. Tuttavia, i membri del Parlamento e del Governo hanno spinto per dimezzarne la durata, al fine di evitare eventuali interferenze nelle possibili elezioni del 31 marzo, come spiega il quotidiano americano. Peraltro, il Presidente ucraino, convinto della necessità di tale rimedio per rafforzare le capacità difensive di Kiev, ha provveduto a rassicurare alcuni membri del Parlamento inizialmente scettici al riguardo, spiegando loro che la legge marziale non sarebbe stata usata come mezzo per diminuire le libertà civili o per interferire nelle prossime elezioni.

Tuttavia, tali rassicurazioni non hanno convinto, ad esempio, Maxim Eristavi, ricercatore del Consiglio Atlantico, che ha dichiarato che “Poroshenko vuole ottenere un vantaggio nella sua campagna elettorale”, spiegando che il Presidente ucraino “sta giocando la carta del comandante, che indossa l’uniforme militare per far notare che è lui al controllo”, come riporta il Washington Post.

A lasciare perplessi gli osservatori che oggi criticano Poroshenko è il fatto che questa sia stata la prima occasione in cui il Presidente ucraino ha deciso di ricorrere a tale rimedio, a cui addirittura si oppose durante una delle pagine più complesse della guerra ibrida tra Mosca e Kiev, ovvero l’annessione della Crimea. A spiegare tutto ciò è stato John Herbst, ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina dal 2003 al 2006, che ha affermato: “I cittadini volevano la legge marziale quattro anni fa, e Poroshenko era contrario”.

 La decisione è stata presa all’indomani, e a causa, dello scontro tra Mosca e Kiev sullo stretto di Kerch, che collega il mar Nero con il mar d’Azov, e si trova ad est della penisola di Crimea, controllata dalla Federazione Russa. Tale stretto è stato il teatro di uno scontro diplomatico tra la Mosca e Kiev domenica 25 novembre. Quel giorno, in seguito al tentativo di tre navi ucraine, precisamente due corazzate ed un rimorchiatore, di attraversare lo stretto, la Russia, accusando l’Ucraina di aver violato le sue acque territoriali, ha aperto il fuoco contro le imbarcazioni in questione, come sottolinea la BBC. Mosca si è difesa spiegando che Kiev non ha avvertito dell’avvicinamento delle navi da guerra alle acque territoriali russe, sostenendo dunque che quanto avvenuto sia una provocazione da parte di Kiev “finalizzata ad accendere un’altra fonte di tensione nella regione così da creare un pretesto per aumentare le sanzioni contro la Russia”, come riporta in una nota del ministero degli Esteri di Mosca citata da Reuters. Lo stesso Putin ha dichiarato che “l’incidente nel Mar Nero è stata una provocazione organizzata dalle autorità e, probabilmente, dal Presidente stesso”, aggiungendo che “il rating di Poroshenko sta crollando, quindi aveva bisogno di fare qualcosa”.

A livello internazionale, sono state molte le dichiarazioni di solidarietà nei confronti dell’Ucraina, così come le denunce mosse verso la Russia. Successivamente alla vicenda, sia il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, che il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, hanno ribadito il loro sostegno per l’unità territoriale ucraina.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Cristina Lipari

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.