Sri Lanka: tagliati i fondi al nuovo premier

Pubblicato il 29 novembre 2018 alle 17:36 in Asia Sri Lanka

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Il Parlamento dello Sri Lanka, con una mossa atta ad ostacolare il contestato neo premier, Mahinda Rajapaksa, ha tagliato i fondi all’ufficio del primo ministro,l giovedì 29 novembre. I sostenitori di Rajapaksa hanno boicottato il voto, conseguenze della crisi politica in cui versa il Paese ormai da un mese ma che non accenna a concludersi.

Il presidente cingalese, Maithripala Sirisena, a fine ottobre ha licenziato l’ex premier, Ranil Wickremesinghe e, il 9 novembre, ha deciso di sciogliere il Parlamento, attirando le critiche e le denunce della comunità internazionale per il gesto definito “anti-democratico”. Sirisena ha altresì nominato come nuovo premier l’ex-presidente, accusato di violazione dei diritti umani, Mahinda Rajapaksa, e indetto nuove elezioni politiche per il 5 gennaio 2019.

La contestazione per la nomina di Rajapaksa, oltre per la presunta incostituzionalità della decisione del presidente, nasce dal fatto che l’ex leader ha perso due voti di sfiducia. I parlamentari che non lo sostengono considerano la sua amministrazione illegittima e affermano che non dovrebbe essere in grado di usufruire dei fondi governativi per le sue spese quotidiane, riporta Reuters. L’ex ministro delle Finanze, promotore della legge di taglio ai fondi, Ravi Karunanayake, ha dichiarato che la nuova legislazione renderà il primo ministro disfunzionale e che venerdì 30 novembre l’opposizione presenterà una mozione analoga per ridurre le spese di tutti gli altri ministri

L’assenza in aula al momento della votazione di Rajapaksa ed i suoi alleati è stata giustificata dal primo ministro stesso ai giornalisti. Il governo ha ritenuto il voto di giovedì illegale e ha accusato il portavoce del Parlamento, Karu Jayasuriya, di imparzialità, aggiungendo che il suo comportamento era da ritenersi arbitrale e quindi illegale.

Mentre la retorica è rimasta bellicosa da entrambe le parti, l’atmosfera si è raffreddata da quando i sostenitori di Rajapaksa hanno lanciato sedie, libri e peperoncino all’opposizione per provare a interrompere la mozione di sfiducia quasi due settimane fa. Non vi è dunque stata un’escalation di violenza dai fatti del 28 ottobre, quando la guardia del corpo di un ministro ha ucciso un manifestante e ferito altri due.

L’attenzione è ora tutta sui tribunali, che la settimana prossima dovranno stabilire se il licenziamento di Wickremesinghe da parte di Sirisena il 26 ottobre e il seguente scioglimento del parlamento il 9 novembre siano stati costituzionali.

La reazione della comunità internazionale alla crisi politica in cui versa lo Sri Lanka è stata quella di annullare gli investimenti ed i programmi di aiuti. Gli Stati Uniti hanno deciso di sospendere circa 500 milioni di dollari in programmi di aiuti per la costruzione di autostrade e per il miglioramento dell’amministrazione territoriale facenti parte del programma Millennium Challenge Corporation (MCC), finanziato dal governo. Anche il Giappone ha poi messo in pausa i suoi piani di estendere un prestito agevolato di 1,4 miliardi di dollari per un progetto ferroviario.

Sirisena e Wickremesinghe avevano unito le forze prima delle elezioni presidenziali del 2015, con l’obiettivo di battere l’ex presidente Rajapaksa, che aveva posto fine alla decennale guerra civile dello Sri Lanka contro i separatisti Tamil. Tuttavia, la relazione fra il presidente e il premier è peggiorata a causa di alcuni disaccordi in merito a questioni di politica economica e di amministrazione del governo. L’attuale crisi sta gravando sull’economia dello Sri Lanka, la quale si sta espandendo ad un ritmo molto lento. In questi giorni, la Banca centrale ha inaspettatamente alzato i suoi tassi di interesse per difendere la rupia vacillante a causa della fuoriuscita dei capitali dal Paese asiatico, la cui influenza è contesa da India e Cina.

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di Redazione

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