Senato USA: primo stop al coinvolgimento americano in Yemen

Pubblicato il 29 novembre 2018 alle 13:29 in Medio Oriente USA e Canada

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Il Senato degli Stati Uniti ha approvato una mozione che consentirà la prosecuzione del dibattito su una risoluzione che potrebbe porre fine al sostegno militare americano alla coalizione a guida saudita impegnata nella guerra civile in Yemen. La mozione, approvata mercoledì 28 novembre, con 63 voti favorevoli e 37 contrari, è indicativa dello scontento bipartisan rispetto alla posizione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in merito alla guerra in Yemen e al caso Khashoggi.

Prima del voto, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, e il Segretario statunitense alla Difesa, James Mattis, si sono rivolti ai senatori, per sostenere la linea dell’amministrazione Trump. “La sofferenza in Yemen mi rattrista, ma se gli Stati Uniti d’America non fossero coinvolti in Yemen, sarebbe molto peggio”, ha dichiarato Pompeo, sostenendo che, se anche Washington optasse per il disimpegno dal Paese mediorientale, la guerra non cesserebbe. Al contrario, secondo il Segretario di Stato americano, la coalizione a guida saudita, priva dei “consigli” e “dell’addestramento” forniti dagli Stati Uniti, finirebbe per provocare la morte di un maggior numero di civili. Secondo il funzionario statunitense, peraltro, il disimpegno dallo Yemen “danneggerebbe immensamente gli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei loro alleati e partner in Medio Oriente”. Da parte sua, Mattis ha spiegato che, sebbene “in guerra si verifichino tragedie”, la maggiore moderazione e il miglioramento tattico dei piloti sauditi ha consentito di ridurre il numero di vittime civili. I discorsi dei due funzionari americani, tuttavia, non sono stati sufficienti a influenzare la maggioranza dei senatori nella direzione della prosecuzione dell’intervento americano in Yemen.

L’approvazione della mozione procedurale apre la strada a un dibattito che dovrebbe svolgersi la prossima settimana in seno al Senato sui contenuti della risoluzione, che richiede l’interruzione di ogni forma di coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra in Yemen, che non è stata autorizzata dal Congresso, entro 30 giorni. La risoluzione fa leva, peraltro per la prima volta, su una disposizione contenuta all’interno del War Powers Act del 1973, che consente a qualsiasi senatore di presentare una risoluzione che richieda il ritiro delle forze armate statunitensi da un conflitto non autorizzato dal Congresso.

Il voto del 28 novembre rappresenta un momento particolarmente significativo, nella misura in cui segna un’inversione di tendenza del Senato rispetto al mese di marzo, quando la misura non riuscì a passare, avendo ottenuto solo 44 voti favorevoli contro i 55 contrari. Con il loro voto favorevole, invece, non solo i Democratici, ma anche 14 Repubblicani hanno adesso espresso il desiderio di vedere Washington assumere una linea più dura nei confronti della crisi umanitaria in corso in Yemen. Il senatore Bernie Sanders, riportato da Al Monitor, ha dichiarato che gli Stati Uniti faranno tutto il possibile per costringere i Sauditi e gli Houthi al tavolo della pace e fornire l’aiuto umanitario disperatamente necessario che gli yemeniti vogliono”.

Dal 22 marzo 2015, è in corso in Yemen una guerra civile tra i ribelli sciiti Houthi, sostenuti dall’Iran, e le forze governative del presidente Mansour Hadi, sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. Washington forniva altresì rifornimenti in aria agli aerei della coalizione ma tale forma di cooperazione è stata interrotta questo mese. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale, e contro i ribelli Houthi, che avevano conquistato la capitale del Paese, Sanaa. Entrata ormai nel suo quarto anno, la guerra in Yemen ha comportato altresì una grave crisi umanitaria. Secondo le stime delle Nazioni Unite, sono almeno 10.000 le vittime e milioni di persone sono a rischio di morte per carestia.

L’approvazione della mozione segnala altresì lo scontento del Senato rispetto alla posizione assunta dal presidente americano nei confronti di Riad, in seguito all’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. Voce critica del governo saudita, Khashoggi viveva da anni negli Stati Uniti, dove lavorava come giornalista presso il Washington Post. Recatosi nel consolato saudita di Istanbul, il 2 ottobre, per ottenere alcuni documenti necessari in vista del matrimonio con la fidanzata turca, Khashoggi è lì stato ucciso. Sebbene il coinvolgimento di Riad fosse stato fin da subito ipotizzato, solo 17 giorni dopo la morte di Khashoggi, l’Arabia Saudita ha ammesso che l’uomo era stato ucciso all’interno del consolato e che i 18 membri della squadra saudita, arrivati in Turchia a inizio ottobre e segnalati da Ankara, erano stati arrestati. Sebbene la CIA sostenga che il principe saudita, Mohammed bin Salman, sia il mandante dell’omicidio, il leader della Casa Bianca ha affermato che le relazioni tra Washington e Riad e la stabilità del mercato petrolifero sono troppo importanti, che l’Arabia Saudita è un “partner incrollabile” degli Stati Uniti e che non è chiaro se il principe saudita fosse effettivamente a conoscenza dei piani per l’uccisione del giornalista. “Il voto del Senato di oggi è un segnale per l’amministrazione che deve riorientare la politica americana nei confronti dell’Arabia Saudita o il Congresso lo farà per lei”, ha dichiarato dopo il voto il senatore democratico, Chris Murphy, riportato da Middle East Eye.

Con tutta probabilità, la risoluzione sarà discussa in aula prima della fine dell’anno. Tuttavia, anche laddove venisse approvata, Trump avrebbe l’autorità di esercitare il veto presidenziale per respingerla.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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