Astana: concluso l’11esimo round di colloqui sulla Siria

Pubblicato il 29 novembre 2018 alle 18:22 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Rappresentanti di Russia, Iran e Turchia si sono incontrati ad Astana, il 28 e 29 novembre, in occasione dell’11esimo round di colloqui sulla Siria. Ai meeting, il cui scopo è stato il mantenimento del fragile cessate il fuoco concordato a settembre nella provincia di Idlib, sono presenti delegazioni del regime siriano e dell’opposizione.

Il timore che la violenza scoppiasse nuovamente è aumentato dopo che gli aerei russi hanno colpito alcune postazioni dei ribelli siriani ad Hama e a Idlib, domenica 25 novembre. Si è trattato dell’episodio più violento dall’accordo tra Russia e Turchia del 17 settembre, quando i due Paesi hanno deciso di istituire una zona demilitarizzata nella provincia di Idlib e anche in alcune zone adiacenti ad Aleppo e al-Khalidiya, tutte sotto il controllo dell’opposizione siriana.

L’11esimo round del processo di pace di Astana è stato messo in ombra dalle tensioni tra la Russia e l’Ucraina scoppiate il 25 novembre, quando tre navi militari ucraine hanno tentato di attraversare lo Stretto di Kerch, il passaggio situato ad est della penisola della Crimea che collega il mar Nero con il mar d’Azov. Mosca, che ha interpretato tale condotta delle imbarcazioni ucraine come una violazione delle sue acque territoriali, ha reagito aprendo il fuoco contro le navi e disponendone il sequestro. Kiev, da parte sua, ha respinto tali accuse, incolpando a sua volta la Russia di aver commesso “un’aggressione militare”. Tre giorni dopo, il Ministero della Difesa della Federazione russa ha annunciato il dispiegamento in Crimea, entro fine anno, di una nuova divisione del sistema missilistico di recente costruzione S-400 “Triumph”.  In tale contesto, la Turchia, ha esortato ad entrambe le parti coinvolte a smorzare le tensioni e a risolvere la questione per vie diplomatiche. Mosca, da parte sua, ha rifiutato l’offerta, dichiarandosi comunque grata a tutti coloro che hanno offerto il proprio aiuto per risolvere la questione.

Durante i colloqui di Astana sono stati coordinati gli sforzi al fine di raggiungere una soluzione politica in Siria. In particolare, i partecipanti hanno ribadito la comune determinazione a intensificare le consultazioni e a creare un Comitato Costituzionale al più presto possibile. Inoltre, Russia, Turchia e Iran si sono altresì mostrati determinati ad attuare pienamente il memorandum sulla stabilizzazione di Idlib. Infine, le tre parti hanno comunemente ribadito di opporsi a qualsiasi agenda separatista volta a indebolire la sovranità e l’integrità territoriale della Siria, al fine di garantire la sua sicurezza e quella dei Paesi vicini.

È stato stabilito che il prossimo round di colloqui si svolgerà nella capitale kazaka nel febbraio 2019. L’inviato speciale uscente dell’Onu in Siria, Staffa De Mistura, si è detto deluso dagli incontri, in quanto Mosca, Ankara e Teheran non si sono riuscire ad accordare in merito alla composizione del Comitato Costituzionale. “Gli ultimi colloqui sono stati un’occasione sprecata”, ha commentato de Mistura

La provincia nordoccidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano Bashar al Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. La provincia siriana ospita al contempo circa 3 milioni di persone, la metà dei quali sono rifugiati costretti a lasciare altre zone della Siria in seguito alle precedenti offensive di Assad. Eventuali nuovi attacchi su Idlib sradicherebbe nuovamente circa 800.000 persone, causando grandi problemi alle agenzie di soccorso, secondo le Nazioni Unite.

A Idlib sono presenti tra i 50.000 e i 90.000 combattenti armati, secondo fonti diplomatiche. Di questi, tra il 10 e il 20% sono considerati militanti di base, tra cui Jabhat al-Nusra, con legami con al-Qaeda e lo Stato Islamico. Ankara, che fornisce aiuti alla provincia e mantiene centinaia dei soldati residenti in tale area, ha dichiarato che un assalto su larga scala spingerebbe almeno 2 milioni di rifugiati verso il proprio territorio e oltre il confine meridionale, spostando anche diverse componenti jihadiste che potrebbero poi migrare Europa.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.