Kosovo: proteste contro i dazi del 100% imposti alla Serbia

Pubblicato il 28 novembre 2018 alle 19:30 in Kosovo Serbia

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Centinaia di serbi kosovari sono scesi in piazza, martedì 27 novembre, per protestare contro la decisione di Pristina di imporre dazi del 100% ai beni importati dalla Serbia in un gesto di rappresaglia per l’opposizione di Belgrado contro il fallito tentativo del Kosovo di entrare nell’Interpol.

I manifestanti esibivano cartelli con su scritto “Unione Europea apri gli occhi”, “vogliamo pace, non nuove guerre”, o ancora “non chiudeteci in un ghetto”. La protesta è iniziata poco dopo che i sindaci di quattro comuni a maggioranza serba hanno rassegnato le loro dimissioni in disaccorto con le nuove tariffe imposte da Pristina. I serbi kosovari si sono riuniti nella città di Mitrovica, che fin dalla guerra del Kosovo del 1999 è divisa in due parti. Mentre la parte meridionale è a maggioranza albanese, quella settentrionale è abitata prevalentemente da serbi. Uno dei sindaci dimissionari è proprio quello di Mitrovica Nord, nonché il leader di Srpska Lista, principale partito serbo presente in Kosovo, Goran Rakic. Quest’ultimo ha criticato la comunità internazionale, accusandola di tacere sulle decisioni adottate da Pristina, come riferisce Balkan Insight, decisioni che, ad avviso di Rakic, “non permettono ai serbi del Kosovo di avere una vita normale”.

Il quotidiano balcanico riporta inoltre che è stato proprio Rakic ad annunciare, durante la giornata di martedì 27 novembre, che i sindaci di tutti e quattro i municipi a maggioranza serba si fossero dimessi, e a dichiarare che “l’amministrazione locale non è più sotto il sistema di Pristina”.

Kadri Veseli, portavoce del Parlamento del Kosovo nonché leader del partito democratico ha espresso preoccupazione per quanto sta avvenendo, definendo le dimissioni dei quattro sindaci serbi “una decisione affrettata e dannosa per i cittadini di questi comuni, nonché per il clima di relazioni tra le comunità in Kosovo”.  

La decisione di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Bosnia e dalla Serbia è arrivata mercoledì 21 novembre, ovvero il giorno dopo la votazione su un possibile ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione, a Dubai. Il Kosovo aveva bisogno dei due terzi dei consensi a sostegno del suo ingresso, ma solo 68 Paesi hanno votato in suo favore, 51 si sono opposti e 16 si sono astenuti. Tra i contrari, l’opposizione più forte è stata quella della Serbia, che ha spinto il Kosovo ad imporre tariffe del 100% ai beni importati da Belgrado come rappresaglia. L’aumento di tali imposte non è l’unica misura prevista da Pristina, che ha inoltre disposto che i beni provenienti da Serbia e Bosnia saranno ammessi nel territorio kosovaro solo se recanti il nome ufficiale del Paese, ovvero Repubblica del Kosovo, che né Belgrado né Sarajevo riconoscono.

Queste misure sono state criticate dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini, che le ha definite una chiara violazione dell’Accordo Centroeuropeo di Libero Scambio, di cui fanno parte tutti e tre i Paesi in quesitone, insieme all’Albania, al Montenegro e alla Moldavia. L’obiettivo di tale accordo è quello di aiutare i suoi membri ad armonizzare i loro sistemi economici e giuridici con gli standard richiesti dall’Unione Europea. “Il governo del Kosovo deve immediatamente revocare questa decisione”, ha dichiarato la Mogherini.

Secondo i dati riferiti da Reuters, le esportazioni dalla Serbia al Kosovo ammontano a circa 440 milioni di euro, mentre le importazioni sono di 21 milioni di euro. Tuttavia, misure come quelle che ha appena adottate rischiano di “bloccare qualsiasi forma di commercio tra Belgrado e Pristina”, come ha dichiarato Rasim Ljajic, ministro del Commercio serbo.

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Cristina Lipari

di Redazione

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