Sudafrica: presidente firma legge sul salario minimo nazionale

Pubblicato il 27 novembre 2018 alle 8:33 in Africa Sudafrica

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Il presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, ha firmato la legge sul salario minimo nazionale. La notizia è stata annunciata dal suo ufficio, lunedì 26 novembre, e fa parte degli sforzi del governo per affrontare la disparità di salario nell’economia sudafricana.

Il National Minimum Wage Act imposta il salario minimo a 20 rand, che corrispondono a 1.45 dollari all’ora, pari a 3.500 rand al mese. La legge entrerà in vigore in data da definirsi. I sostenitori di tale norma sostengono che ridurrà la disuguaglianza e stimolerà la crescita economica, permettendo ai lavoratori di spendere di più.

Tuttavia, i critici riferiscono che la legge potrebbe portare a un aumento della disoccupazione, che è già ai massimi storici, poiché alcuni datori di lavoro non saranno in grado di permettersi un salario più alto.

L’ufficio di Ramaphosa ha chiarito che, mentre il salario minimo nazionale non pone fine alla disuguaglianza di reddito, la firma della nuova legge è stata un primo passo verso le richieste della popolazione di avere uno stipendio più dignitoso.

Da quando è divenuto presidente, il 15 febbraio scorso, Ramaphosa aveva dichiarato di voler prendere le distanze dal predecessore, Jacob Zuma, e di voler realizzare un nuovo progetto di crescita economica per il Paese. Secondo quanto affermato dl leader, durante il mandato presidenziale del predecessore, la crescita economica si era bloccata, il Rand (la moneta sudafricana) aveva perso valore e due agenzie di rating avevano valutato “spazzatura” i titoli del debito pubblico.

A soli tre mesi dalla sua elezione, il nuovo presidente aveva reso noto di voler raggiungere due ambiziosi obiettivi. Il primo prevedeva di rimettere in moto l’economia sostenendo la produzione agricola e rilanciando gli investimenti, che attualmente costituiscono meno del 20% del GDP. Il secondo obiettivo prevedeva invece il consolidamento del suo potere. In questo senso, il presidente ha effettuato 21 cambi di ministri e d ha riassunto funzionari allontanate da Zuma, tra cui il ministro Pravin Gordhan, accusato di corruzione dalla vecchia presidenza e poi completamente scagionato.

Secondo quanto riportato dalla BBC, nel corso dei mesi primaverili, in Sudafrica le proteste contro la disoccupazione e la corruzione erano continuate. I negozi erano stati saccheggiati, le strade barricate e i veicoli dati alle fiamme. Dal 18 aprile 2018, le tensioni si erano acuite nella provincia nord-occidentale del Paese, con scontri tra i manifestanti e la polizia nella città di Mahikeng. In seguito a questi avvenimenti, il20 aprile, il presidente Ramaphosa è stato costretto ad abbandonare il Summit del Commonwealth svoltosi a Londra e a tornare in patria, come reso noto dal quotidiano Africa News.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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