Libia: le difficoltà della Guardia Costiera locale

Pubblicato il 27 novembre 2018 alle 9:25 in Immigrazione Libia

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Nonostante le partenze dalle coste libiche stiano diminuendo grazie ai maggiori controlli, la Guardia Costiera libica si sente sempre più abbandonata. È quanto riferisce un articolo di Reuters, in cui viene spiegato che gli ufficiali libici stanno lamentando la mancanza di risorse, uniformi, pattuglie e capacità tecniche.

Sabrata, che si trova a 75 km ad Ovest di Tripoli, è sempre stata uno dei principali hub del traffico di esseri umani. A partire dal 2017, con l’appoggio dell’Italia e dell’Unione Europea, le traversate nel Mediterraneo centrale sono iniziate gradualmente a diminuire per la maggiore attività della Guardia Costiera libica. In particolare, il calo più evidente è stato registrato nel luglio 2017, mese in cui gli sbarchi sono iniziati a diminuire in maniera significativa. In tale periodo, lo scafista principale dell’area, Ahmed al-Dabbashi, spiega Reuters, conosciuto anche come Al-Ammu, che in arabo significa “lo zio”, ha concluso un patto con le autorità libiche sotto la pressione italiana, per interrompere il traffico dei migranti.

Con il supporto italiano ed europeo, la Guardia Costiera libica ha cominciato a condurre intercettazioni e monitoraggi lungo i 155 km di costa libica e, con il graduale ritiro delle navi delle ong, gli ufficiali di Tripoli hanno definitivamente preso il controllo delle operazioni lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Basti pensare che, nei primi tre mesi di quest’anno, gli ufficiali libici hanno compiuto più di 4.100 operazioni di salvataggio lungo la tratta del Mediterraneo centrale, raggiungendo una cifra pari al doppio rispetto ai 2.500 soccorsi effettuati dalle navi delle ong nello stesso periodo.

“Non ci sono più i trafficanti, le milizie se ne sono andate”, ha spiegato il generale Omar Almabrouk Abduljalil, capo delle operazioni a Sabrata, aggiungendo che la sua divisione non sta beneficiando degli aiuti europei che vengono gestiti da Tripoli. Le autorità della capitale, finora, hanno ricevuto 9 pattuglie, mentre gli ufficiali di Sabrata sono circa 150 e dispongono soltanto di un’automobile e di un’imbarcazione gonfiabile rotta che, in precedenza, veniva utilizzata dai trafficanti.

“Non abbiamo uniformi, non possiamo effettuare pattugliamenti, non siamo in grado di riparare il motore della barca e il radar è rotto”, ha spiegato al-Dabbashi, riferendo che la collaborazione con Tripoli è molto limitata. Le forze di sicurezza locali a Sabrata, informa l’agenzia stampa inglese, sono composte da veterani della rivoluzione del 2011 e da militanti salafisti, musulmani ultra-conservatori che, pian piano, stanno espandendo la propria influenza in tutto il Paese. A detta di Abduljalil, tali individui si sono uniti alle forze di sicurezza come volontari “in questi tempi eccezionali che la Libia sta vivendo”.

Secondo le stime del Ministero dell’Interno italiano, dal primo gennaio al 26 novembre 2018, sono sbarcati in Italia 23.009 migranti, di cui 12.976 provenienti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione di oltre l’80% rispetto alle cifre registrate nello stesso periodo del 2017, in cui giunsero in territorio italiano via mare oltre 116.500 stranieri. Nonostante tali dati positivi, migliaia di migranti stanno ancor morendo nel tentativo di raggiungere l’Europa, con la tratta del Mediterraneo centrale, tra la Libia e l’Italia, che continua ad essere quella più mortale. Dall’inizio dell’anno nel Mediterraneo hanno perso la vita 2.075 stranieri, di cui 1.277 lungo la rotta centrale.

Con i maggiori controlli a Sabrata, sembra che i migranti stiano cercando di raggiungere altre città costiere, come Zuwara, vicino al confine con la Tunisia. Le autorità che si occupano di contrastare l’immigrazione irregolare hanno riferito di aver registrato un nuovo trend per cui le famiglie libiche aiutano gli stranieri a raggiungere Zawara da Tripoli, per circa 129 dollari. Per tale ragione, le forze di sicurezza hanno cominciato a controllare e fermare anche i cittadini libici presso i check-point, al fine di verificar che non siano coinvolti in tali attività illegali.

Ormai da anni, la Libia costituisce il principale porto di partenza dei flussi migratori che, attraverso il Mediterraneo, tentano di raggiungere l’Italia e l’Europa. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza dell’Onu e dell’Italia, mentre il secondo a Tobruk, sotto l’influenza di Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. I trafficanti di esseri umani si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. 

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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