Egitto e Sudan: pattugliamenti congiunti contro minacce transfrontaliere

Pubblicato il 26 novembre 2018 alle 6:00 in Egitto Sudan

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Egitto e Sudan, che fanno fronte a minacce transfrontaliere da parte delle milizie che operano in Libia, hanno deciso di avviare pattugliamenti militari congiunti lungo il confine condiviso.

Domenica 25 novembre, in seguito a trattative bilaterali tra i rispettivi ministri della Difesa, il Capo di Stato maggiore dell’esercito sudanese, Kamal Abdul Maarouf, ha riferito ai giornalisti l’accordo raggiunto in materia di sicurezza: “È stato deciso di dar luogo a pattugliamenti militari congiunti tra i confini dei due Paesi, stabilire meccanismi di controllo della frontiera e dare vita a future forze congiunte di confine per combattere il terrorismo, i crimini transfrontalieri, sorvegliare il confine e combattere ogni manifestazione di evasione”. Maarouf ha inoltre informato che i due eserciti avvieranno un partenariato strategico in tutti i campi, specialmente per quanto riguarda i servizi di intelligence, l’addestramento e la cooperazione operazionale. Infine, il Capo di Stato maggiore sudanese ha aggiunto che è stato raggiunto un accordo anche in merito a investimenti congiunti, e l’Egitto ha ottenuto il permesso di avviare una produzione propria in Sudan nel settore dell’agricoltura e dell’allevamento.

Le relazioni bilaterali tra Egitto e Sudan sono notevolmente migliorate nel corso del 2018, nonostante persistano tensioni inerenti a una diga che l’Etiopia sta costruendo sul Nilo. Il Cairo considera tale progetto una minaccia alle sue riserve idriche, mentre il Sudan appoggia la manovra poiché necessita di tale bacino per alimentare l’elettricità nazionale. Inoltre, i due Paesi hanno per lungo tempo portato avanti una diatriba in merito al conteso Triangolo di Hala’ib, territorio situato nella parte sudorientale dell’Egitto sul Mar Rosso con una superficie di 20.580 km² che entrambi gli Stati rivendicano e che, al momento, è controllato dall’Egitto. Nel mese di gennaio 2018, il Sudan ha rinnovato le sue lamentele sulla questione presso le Nazioni Unite, richiedendo, finora invano, che Il Cairo gli conceda il controllo della zona di confine.

La Libia, con la quale sia l’Egitto sia il Sudan condividono porzioni di frontiera, è agitata da violenze e scontri interni da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, nell’ottobre 2011. Fino a oggi, la Libia non è ancora riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile, che ha portato alla formazione di due governi rivali, uno insediato a Tripoli e uno a Tobruk. Il 17 settembre 2015, l’accordo di Skhirat ha dato vita al Governo di Accordo Nazionale (GNA), con a capo Serraj, che avrebbe dovuto unificare il panorama politico libico. Tuttavia, gli altri due governi non l’hanno mai riconosciuto, così che Serraj è riuscito ad insediarsi a Tripoli soltanto il 30 marzo 2016 e, da allora, le autorità libiche continuano ad essere divise in due governi: quello stanziato a Tripoli e guidato da Serraj, appoggiato dall’Onu, e quello di Tobruk, appoggiato da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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