Cuba punta sugli investimenti stranieri

Pubblicato il 26 novembre 2018 alle 6:04 in America Latina Cuba

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Gli investimenti stranieri sono una priorità nazionale per Cuba. Il paese ha bisogno di 2,5 miliardi di dollari l’anno per sostenere la crescita e con le riforme costituzionali si apre alle imprese straniere per sviluppare l’economia e creare posti di lavoro non statali.

La nuova Costituzione cubana all’articolo 28 riconosce il ruolo che gli investimenti stranieri hanno giocato negli ultimi anni per lo sviluppo e la crescita del paese. Déborah Rivas, direttore generale del dipartimento Investimenti Esteri del Ministero del Commercio Estero di Cuba, sottolinea come la Costituzione ratifica la volontà politica del governo cubano e rappresenta per gli investitori stranieri “un surplus di garanzia”.

Per mantenere l’economia cubana, quasi totalmente statalizzata, al tasso di crescita attuale (2%, con una previsione in calo all’1%) le autorità dell’Avana ritengono necessari 2,5 miliardi di dollari l’anno di investimenti stranieri. La congiuntura, infatti, presenta un’economia in affanno a causa del raffreddamento dell’apertura da parte di Washington, delle conseguenze dell’uragano Irma del 2017 e della crisi venezuelana, che ha ridotto le forniture di petrolio a prezzo di favore che Caracas garantiva all’isola.

L’Avana punta a rompere lo schema per cui l’economia cubana dipende da un investitore tanto preponderante da risultare quasi unico, che ha marcato la storia dell’isola (gli USA prima del 1959, l’URSS fino al 1991 e il Venezuela dal 1999 all’inizio dell’attuale crisi), ma ad oggi l’unica associazione di imprenditori stranieri presente a L’Avana è quella spagnola. Riunisce oltre 250 imprese ed è stata creata nel 1994, nel momento più duro della crisi economica nota come “periodo especial” che seguì la caduta del comunismo in Europa Orientale e lo scioglimento dell’Unione Sovietica, un evento che produsse una contrazione dell’80% dell’economia cubana.

Oltre agli accordi speciali con la Cina e al rinnovato interesse russo, Cuba si è aperta nel recente passato ad imprese di diversi paesi europei e latinoamericani, ma anche di Singapore, la dinamica, tuttavia, riconoscono le autorità dell’isola, va rafforzata.

La Zona di Sviluppo Speciale (ZED) di Mariel è il progetto principale del governo cubano per attrarre investimenti stranieri. Si tratta di un’iniziativa per cui lo Stato ha stanziato 300 milioni di dollari l’anno dal 2013, 475 chilometri quadrati di terreno e un porto in acque profonde già operativo. Con un sistema di sportello unico per snellire le procedure burocratiche. “Nella ZED ci sono già 42 aziende di 19 paesi, tra cui 10 multinazionali. Il paese con più presenza è la Spagna, con nove società” – spiega Wendy Miranda, direttore del coordinamento del sistema a sportello unico. Si tratta di imprese della più diversa natura, tra questie un caseificio, una fabbrica di strutture in alluminio e un grande centro logistico della compagnia alberghiera Iberostar, in joint venture con l’azienda pubblica cubana del turismo. Tra le multinazionali presenti a Mariel, Unilever, Nestlé ed anche la discussa brasiliana Odebrecht, insieme con la società vietnamita Viglacera, che svilupperà un parco industriale di 160 ettari, e anche un’impresa a capitale misto cubano-americano che opera nel campo della biotecnologia.

Il referendum sulla nuova Costituzione della Repubblica di Cuba, approvata in via preliminare dal parlamento dell’isola, è stato fissato per il 24 febbraio 2019. La nuova costituzione, pur mantenendo intatta la leadership del Partito Comunista di Cuba, ratifica l’apertura all’economia di mercato e al lavoro in proprio.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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