Taiwan: partito al potere perde elezioni, vince il no al referendum su matrimonio omosessuale

Pubblicato il 25 novembre 2018 alle 14:20 in Asia Taiwan

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La presidentessa di Taiwan, Tsai Ing-wen, si è ritirata dalla carica di leader del Partito Progressista Democratico (DPP), dopo la sconfitta del suo partito alle elezioni locali, un colpo significativo in vista delle elezioni presidenziali previste per il 2020.

Le dimissioni sono giunte sabato 24 novembre, quando gli esiti hanno visto trionfare il partito del Kuomintang (KMT), considerato vicino al governo cinese, in due delle più importanti città dell’isola. Il DPP ha perso le elezioni nella città meridionale di Kaohsiung, dove era al potere da circa 20 anni, e a Taichung. Attualmente, quindi, il DPP controlla solamente 6 delle 22 città e contee taiwanesi, mentre il KMT almeno 15. Le elezioni locali erano considerate un referendum sull’amministrazione della presidentessa, che vorrebbe l’indipendenza di Taiwan dalla Cina, che invece la considera una sua provincia.  

La Tsai rimarrà comunque presidentessa dell’isola, e le sue dimissioni da capo del partito non avranno effetti diretti sugli affari del governo. “Oggi la democrazia ci ha insegnato una lezione. Dobbiamo studiare e accettare le più alte aspettative del popolo” ha dichiarato la donna. Secondo alcuni osservatori, il risultato di queste elezioni è dovuto alla rabbia riguardo ai tagli pensionistici e alle riforme sul lavoro, incluso il taglio del numero dei giorni pubblici di vacanza. Inoltre, bisogna considerare la preoccupazione per la tensione con Pechino, che sta danneggiando le aziende locali. Tuttavia, secondo Bruce Jacobs, professore emerito alla Monash University, l’esito del voto ha poco a che vedere con la Cina. Secondo l’uomo, infatti, i risultati mostrano “giovani e anziani votare per migliorare l’economia”. Gli analisti hanno dichiarato che tale sconfitta ha eliminato le possibilità della Tsai di vincere le presidenziali del 2020. Altri, invece, ritengono che, considerata l’assenza di un successore palese, l’attuale presidentessa potrebbe ancora essere riconfermata.

I cittadini di Taiwan sono stati altresì chiamati a decidere con un referendum due questioni: la partecipazione degli atleti alle Olimpiadi di Tokyo 2020 con il nome di “Taiwan” o “Taipei cinese” e la legalità del matrimonio omosessuale. Per entrambe le questioni ha vinto il no. Pertanto, gli atleti taiwanesi concorreranno sotto il nome di Taipei cinese. Per quanto riguarda la seconda questione, gli elettori hanno sostenuto la definizione di matrimonio come unione tra un uomo e una donna. Anche in questo caso, la Tsai ha ricevuto un duro colpo: nella sua campagna elettorale del 2016, infatti, la donna aveva promesso l’uguaglianza anche a livello di matrimoni. La portavoce di gabinetto taiwanese, Kolas Yotaka, ha dichiarato che verrà redatta una legge speciale per il matrimonio omosessuale e che il governo continuerà comunque a sostenere tale alternativa. Gli attivisti per i diritti umani hanno definito “discriminatorio” tale documento, dichiarando che il referendum a riguardo era illegale e contro la Costituzione.

Da quando la Tsai era salita in carica, nel 2016, il Kuomintang ha inviato delegazioni in Cina, accolte positivamente, mentre il governo di Pechino si è sempre rifiutato di avere contatti diretti con l’amministrazione della presidentessa. Il governo cinese ha dichiarato che le elezioni hanno mostrato che il popolo taiwanese vuole una relazione pacifica con Pechino. Tuttavia, il Consiglio per gli affari continentali di Taiwan ha dichiarato che la Cina dovrebbe rispettare gli affari interni e la democrazia dell’isola, senza interpretare le aspettative del popolo taiwanese nei confronti delle relazioni oltre lo Stretto. Inoltre, in un implicito avvertimento a Pechino di non contattare i nuovi funzionari del Kuomintang, il Consiglio ha sottolineato che qualsiasi approccio politico deliberato da parte cinese al governo e al popolo taiwanese non aiuterà le “interazioni positive” con l’isola.

La Cina sospetta che Tsai voglia l’indipendenza formale di Taiwan, ma la presidentessa ha dichiarato di voler solamente che venga mantenuto lo status quo con Pechino, difendendo altresì la sicurezza dell’isola. Le leggi cinesi, infatti, obbligano l’uso della forza per prevenire la secessione della provincia. Di recente, nell’area sono aumentate le tensioni a causa di una serie di esercitazioni militari condotte dalla Cina intorno all’isola.

Dall’elezione di Tsai, le tensioni fra le due parti si sono deteriorate e Pechino ha schiacciato Taipei sia a livello economico, che a livello diplomatico. Negli ultimi 2 anni, infatti, il numero di turisti cinesi nell’isola è diminuito di 2 milioni e Taiwan ha perso 5 alleati. Inoltre, la provincia è stata esclusa da numerose organizzazioni internazionali, fra le quali l’Interpol e l’Assemblea mondiale della sanità. Infine, di recente, la Cina ha condotto una serie di esercitazioni militari intorno all’isola, cercando di diminuire gli alleati diplomatici dell’isola.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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