Libia: dall’inizio del 2018 rimpatriati in modo volontario più di 15.000 migranti

Pubblicato il 25 novembre 2018 alle 6:01 in Immigrazione Libia

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Dall’inizio del 2018, più di 15.000 migranti sono ritornati a casa dalla Libia grazie a un programma volontario, secondo quanto dichiarato venerdì 23 novembre dall’IOM, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Sulla sua pagina Facebook, l’ente ha spiegato che solamente quest’anno, più di 15.000 persone sono state in grado di ritornare in circa 32 Paesi dell’Asia e dell’Africa, con il sostegno dell’European Union Trust Fund, che si preoccupa di gestire le cause dell’immigrazione irregolare e di contribuire a una migliore gestione dei flussi migratori.

Inoltre, lo IOM ha pubblicizzato una hotline “per il ritorno volontario”, destinata a tutti “i migranti bloccati in Libia che desiderano ritornare nei loro Paesi d’origine. Alla fine del 2017, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni aveva accelerato il ritmo delle partenze, dopo che il 14 novembre 2017, la CNN aveva pubblicato un video in cui venivano mostrati alcuni migranti africani che, in un capannone a poca distanza da Tripoli, venivano venduti all’asta come schiavi a 400 dollari. In tale occasione, le Nazioni Unite definirono la collaborazione tra Unione Europea, Italia e Libia in ambito migratorio “orribile” e “disumana”, poiché la loro politica di assistere la Guardia Costiera libica per intercettare i migranti in mare e riportarli nel Paese nordafricano, dove gli individui sono condannati alla sofferenza, era “un oltraggio alla coscienza umana”. Da parte loro, gli ufficiali libici hanno sempre negato tali accuse.

Nel Paese africano, infatti, gli abusi sui migranti sono molto diffusi. I rifugiati sono sfruttati anche a causa della situazione di caos che regna nello Stato dal 2011, in seguito alla deposizione del dittatore Muammar Gheddafi. I trafficanti di persone hanno approfittato della situazione, mettendo a rischio la vita di tutti quei migranti africani che cercano di raggiungere l’Europa. Molti di loro, infatti, intercettati o salvati in mare, si ritrovano bloccati in centri di detenzione, in gravi condizioni.

Nel 2017, l’IOM aveva rimpatriato circa 20.000 migranti attraverso il suo programma di ritorno volontario, e l’agenzia delle Nazioni Unite spera di aumentare il numero entro la fine del 2018, arrivando a circa 30.000 rimpatri.

La Libia costituisce il principale porto di partenza dei flussi migratori che, attraverso il Mediterraneo, tentano di raggiungere l’Italia e l’Europa. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sotto l’influenza dell’Onu e dell’Italia, mentre il secondo a Tobruk, sotto l’influenza di Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. I trafficanti di esseri umani si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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