Kashmir: esercito indiano uccide 6 separatisti

Pubblicato il 25 novembre 2018 alle 13:19 in Asia India

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Le truppe indiane hanno ucciso 6 militanti separatisti nella regione contesa del Kashmir, nel quadro delle recenti operazioni militari che hanno causato la morte di 23 persone nell’ultima settimana.

Nella giornata di domenica 25 novembre, in un villaggio situato a sud di Srinagar, nel Kashmir, 6 militanti separatisti sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con i soldati dell’esercito governativo. A renderlo noto è stato il portavoce del distaccamento militare del Kashmir, il Colonnello Rajesh Kalia, il quale ha altresì spiegato che l’operazione dell’esercito era stata avviata nella mattina stessa di domenica, e che durante gli scontri ha perso la vita anche un soldato delle truppe governative. I corpi dei militanti sono stati rinvenuti sul luogo della battaglia insieme a varie munizioni. Secondo le ricostruzioni di una fonte interna al corpo di polizia locale, i militanti avrebbero risposto all’operazione militare dell’esercito lanciando pietre contro i soldati, i quali a loro volta avrebbero risposto con lacrimogeni e proiettili veri e non. L’operazione conclude una delle settimane più letali del 2018 nella regione indiana, settimana in cui sono stati uccise 23 persone in totale, delle quali 16 erano militanti separatisti e 2 soldati.

Finora, nell’arco del 2018, 411 persone sono state uccise nel Kashmir, l’unico Stato indiano a maggioranza musulmana. Oltre metà delle vittime erano guerriglieri e insurrezionalisti che contestavano le leggi del Paese. Si tratta del bilancio di morti più alto nella regione dal 2008, anno in cui morirono 505 persone.

Precedentemente quest’anno, domenica 6 maggio, alcuni membri dei servizi di sicurezza indiani avevano ucciso 5 militanti separatisti nel corso di un’operazione che stava avvenendo nella porzione di Kashmir controllata dal governo indiano. Oltre alle vittime, altre 50 persone erano rimaste ferite durante la repressione violenta di centinaia di manifestanti separatisti da parte delle truppe governative, le quali erano state accolte con lancio di pietre mentre eseguivano un’operazione contro i militanti nel Kashmir. Già nel mese antecedente, il 1 aprile, le forze di sicurezza avevano aperto il fuoco su alcuni manifestanti separatisti che lanciavano loro pietre per impedire lo svolgimento delle operazioni militari in un villaggio del Kashmir meridionale. In tale occasione, almeno 12 persone, tra cui 8 militanti separatisti, 2 soldati e 2 civili, erano rimaste uccise negli scontri a fuoco, in uno dei combattimenti più violenti scoppiati nella zona dall’inizio dell’anno. Gli episodi di violenza nel Kashmir sono aumentati nel corso degli ultimi due mesi e, dall’inizio del 2018 ad oggi, nella regione sono state uccise 131 persone, tra cui 72 militanti separatisti, 31 civili e 28 membri delle forze governative.

Fazioni di separatisti di religione musulmana, spesso affiliate a gruppi jihadisti o da essi o appoggiate, sono operative nella regione dalla fine degli anni Ottanta, e organizzano sommosse violente contro il governo indiano, nella porzione del Kashmir che si trova sotto l’amministrazione indiana. L’India, allo stato attuale, controlla circa metà del Kashmir, mentre il Pakistan controlla un terzo della regione, e la Cina il restante territorio. In particolare, la parte centro-meridionale del Kashmir, il Jammu e Kashmir, è amministrata dall’India. I pakistani musulmani sono stati accusati più volte dalle autorità indiane di fornire materiali e armi ai ribelli separatisti del Kashmir indiano per aiutarli a insorgere. I pakistani hanno respinto tali accuse.

All Parties Hurriyat Conference (APHC) è un movimento politico costituitosi il 10 marzo 1993, e rappresenta l’alleanza di 26 organizzazioni politiche, sociali e religiose del Kashmir. Tale movimento è volto a ottenere il diritto di autodeterminazione in base alla risoluzione 47 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e il suo obiettivo principale è quello di avere un governo islamico in Jammu e Kashmir e al contempo liberare le regioni tra India e Pakistan.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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