Iran: presidente Rouhani definisce Israele un “tumore maligno”

Pubblicato il 25 novembre 2018 alle 6:00 in Iran Israele

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha definito Israele un “tumore maligno”, un “falso regime” creato dalle potenze occidentali per perseguire i propri interessi in Medio Oriente.

Il presidente iraniano, nella giornata di sabato 24 novembre, si è riferito allo Stato di Israele chiamandolo un “tumore maligno” stabilito dai Paesi occidentali allo scopo di portare avanti il loro tornaconto personale nel Medio Oriente. Il capo di Stato dell’Iran stava tenendo un discorso durante la Conferenza annuale sull’Unità Islamica, a Teheran, quando ha affermato: “Uno dei risultati più nefasti della Seconda Guerra Mondiale è stato la formazione di un tumore maligno nella regione”. Benché i leader iraniani condannino Israele a più riprese e ne auspichino la scomparsa, Rouhani raramente utilizza un linguaggio così forte in merito alla questione.

Rouhani ha inoltre affermato che gli USA coltivano le loro relazioni con “nazioni regionali musulmane” per proteggere Israele; ciò farebbe riferimento al rivale mediorientale di Teheran, l’Arabia Saudita, e ai Paesi arabi a maggioranza sunnita alleati di Riad. Inoltre, il capo di Stato ha sentenziato che chinare il capo di fronte alle pressioni americane sarebbe un vero e proprio tradimento: “Abbiamo una scelta: o srotoliamo il tappeto rosso per i criminali, o leviamo il capo con veemenza contro l’ingiustizia e restiamo fedeli al nostro Profeta, al nostro Corano e al nostro Islam”.

Infine, Rouhani ha aggiunto che il suo Paese è pronto a difendere l’Arabia Saudita dal “terrorismo” e dalle “superpotenze”, in quanto l’Iran considera Riad “come un fratello”, proprio come il popolo di Mecca e Medina, le due città sante saudite, viene considerato dagli iraniani alla stregua di fratelli e sorelle.

L’Arabia Saudita ha tagliato ogni relazione diplomatica con Teheran 3 anni prima, dopo che alcuni manifestanti iraniani avevano fatto irruzione negli edifici diplomatici sauditi situati in Iran in risposta all’esecuzione, per volere del re, di un popolare leader sciita, Nimr al-Nimr. I due Paesi sostengono parti avverse nel conflitto in Siria, essendo l’Iran il principale alleato mediorientale del regime di Damasco, il quale è invece osteggiato da Riad, come anche nella guerra in Yemen. In questo secondo caso, l’attrito bilaterale nasce dall’assedio da parte di 9 Paesi arabi sunniti, guidati dall’Arabia Saudita e sostenuti dagli Stati Uniti, nei confronti dei ribelli sciiti, vicini all’Iran, che dal 2015 controllano la capitale Sana. I ribelli che controllano la capitale yemenita sono sciiti come l’Iran, nonché storici alleati della Russia e del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad. Qualora i ribelli Houthi venissero sconfitti in Yemen, ne conseguirebbe un indebolimento dell’Iran e della sua influenza nella regione mediorientale, avvenimento fortemente auspicato tanto dagli Stati Uniti quanto dall’Arabia Saudita.

L’Iran sostiene gruppi quali Hezbollah e Hamas, i quali hanno promesso di combattere contro l’occupazione israeliana del territorio palestinese. Teheran ha altresì messo in guardia Washington avvertendo è pronta a colpire tanto obiettivi statunitensi quanto target israeliani qualora venisse attaccata dagli USA; ciò è avvenuto dopo che il consigliere per la Sicurezza del presidente americano, Donald Trump, ha affermato che Washington eserciterà un livello di pressione massimo sull’Iran, andando oltre alle sanzioni economiche reimposte il 5 novembre 2018. Lo Stato di Israele, dal canto suo, considera l’Iran come una minaccia alla sua esistenza.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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