Brexit: leader dell’UE approvano piano della May

Pubblicato il 25 novembre 2018 alle 11:20 in Europa UK

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I leader dell’Unione Europea hanno dato ufficialmente il loro sostegno al piano per la Brexit proposto dalla premier del Regno Unito, Theresa May, chiedendo al popolo britannico di fare lo stesso.

Domenica 25 novembre, in un incontro durato circa un’ora, i 27 Stati membri dell’UE hanno ufficialmente espresso il loro sostegno al Withdrawal Agreement and Political Declaration, il documento che stabilisce il futuro delle relazioni fra Bruxelles e Londra. La notizia è stata comunicata dal presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, su Twitter. I 27 leader si sono altresì impegnati a intraprendere le attività necessarie per assicurare che l’accordo entri in vigore dal 30 marzo 2019, così da procedere con un ritiro ordinato. La dichiarazione rilasciata dai membri europei promette altresì di mantenere una partnership più stretta possibile con il Regno Unito dopo la Brexit, che avverrà il 29 marzo 2019.

Nelle prossime settimane, il governo della May dovrà convincere il Parlamento britannico a sostenere a sua volta il piano Brexit. Il più grande dubbio dell’Unione Europea è se il governo di minoranza della premier, già diviso sulla questione, riuscirà a guidare l’accordo, secondo il quale Londra dovrà comunque seguire una serie di regolamenti europei per mantenere l’accesso commerciale all’area.

Il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato che, nonostante la Brexit sia “una tragedia” e lederà entrambe le parti, è certo che il Parlamento britannico accetterà il piano della May. Il documento, un trattato di 600 pagine che include i termini per il ritiro del Regno Unito dall’UE, è stato descritto come una buona base per negoziare la futura relazione fra le due potenze.

La presidentessa della Lituania, Dalia Grybauskaite, ha dichiarato che ci sono almeno 4 possibili scenari se il Parlamento dovesse bloccare il piano Brexit. Secondo la Grybauskaite, Londra potrebbe tenere un secondo referendum, potrebbe indire nuove elezioni per sostituire la May oppure ritornare a Bruxelles per cercare di rinegoziare il patto. La quarta possibilità è che il Regno Unito uscirà semplicemente dal blocco europeo senza aver fatto chiarezza legale sulla sua posizione. Entrambe le parti si stanno preparando per tale evenienza, nonostante l’Unione Europea abbia insistito che, in questo caso, Londra avrebbe molto da perdere.

Il Partito Unionista Democratico inglese ha dichiarato che cercherà di bloccare l’accordo Brexit, definendolo “pietoso”, in parte perché Londra dovrà ancora rispettare molte leggi europee nelle quali non avrà potere decisionale, e in parte perché il partito teme che ciò potrebbe indebolire i rapporti della Gran Bretagna con l’Irlanda del Nord, i quali voti hanno aiutato la May a governare da quando la premier ha perso la maggioranza, nel 2017. Non è ancora noto cosa succederebbe se il Parlamento respingesse il piano Brexit, che secondo la May e l’Unione Europea è il miglior accordo disponibile.

In una lettera aperta alla nazione, pubblicata domenica 25 novembre, il primo ministro britannico ha dichiarato che farà di tutto per far sì che il suo piano venga accettato. “È un accordo che ha a cuore l’interesse nazionale. Funzionerà per tutto il nostro Paese e per tutto il nostro popolo, sia che abbiate votato di lasciare o di rimanere nell’Unione Europea” ha spiegato la May. Alcuni quotidiani britannici, tuttavia, hanno dichiarato che diverse fazioni all’interno dello stesso partito Conservatore stanno preparando piani alternativi per mantenere il Regno Unito più vicino all’UE se il piano della premier dovesse fallire, cosa che molti ritengono possibile.

Prima di raggiungere l’accordo, la maggior parte dei 18 mesi di trattative si era concentrata su come tenere aperto il confine terrestre dell’Irlanda del Nord con l’Unione Europea, senza creare barriere doganali con la Repubblica di Irlanda. Inoltre, un alterco riguardante Gibilterra ha minacciato di far saltare il piano all’ultimo minuto. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, aveva minacciato di boicottare l’incontro di domenica 25 novembre se il patto non fosse stato modificato in modo da permettere a Madrid di dire la sua sul futuro della relazione di Gibilterra con l’Unione Europea, condizione che era stata confermata nel pomeriggio di sabato 24 novembre. La Spagna considera Gibilterra una colonia britannica in territorio spagnolo e ne chiede la decolonizzazione. Londra poggia la sua sovranità su una serie di consultazioni popolari in cui gli abitanti della Rocca hanno espresso la loro volontà di rimanere sotto la sovranità della corona inglese. La Spagna non riconosce le istituzioni di Gibilterra e rifiuta di negoziare con i diversi Ministri Principali che si sono succeduti dal 1964 a oggi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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