Taiwan: elezioni mostreranno livello di supporto al partito al potere

Pubblicato il 24 novembre 2018 alle 13:22 in Cina Taiwan

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A Taiwan si sono tenute elezioni locali che dimostreranno il livello del supporto al partito pro-indipendenza al potere, prima delle presidenziali, previste tra un anno. Al popolo è stato altresì proposto un referendum relativo al matrimonio omosessuale.

Oltre a dover assegnare circa 11.000 posti in municipalità, contee, città e villaggi, sabato 24 novembre, il popolo taiwanese ha votato altresì per la legalità del matrimonio omosessuale, questione che ha profondamente diviso l’isola. A maggio 2017, per la prima volta in Asia, la corte costituzionale di Taiwan aveva dichiarato che le coppie dello stesso sesso avevano il diritto di sposarsi legalmente. Il tribunale aveva poi aveva dato 2 anni di tempo per legalizzare tale decisione.

Gli elettori taiwanesi dovranno altresì decidere se partecipare alle Olimpiadi del 2020 a Tokyo con il nome di Taiwan o con il nome di “Taipei cinese”, il nome accordato con la Cina in un compromesso firmato nel 1981. Se verrà deciso che l’isola competerà nei Giochi Olimpici con bandiera taiwanese, ciò potrebbe ulteriormente infastidire Pechino, che non ha mai rinunciato all’uso della forza per riportare l’isola sotto il suo controllo.

La televisione di Taiwan ha riportato una grande affluenza alle urne; alcuni seggi, infatti, sono rimasti aperti ben oltre l’orario di chiusura. I risultati delle elezioni verranno comunicati nella serata del 24 novembre, mentre quelli dei due freferendum nella mattinata di domenica 25 novembre, secondo i funzionari elettorali. Gli esiti verranno monitorati attentamente dalla Cina, che considera l’isola una sua regione. Nel periodo antecedente le elezioni, la presidentessa, Tsai Ing-wen, e il suo governo hanno dichiarato, più di una volta, che Pechino sta cercando di influenzare il risultato elettorale diffondendo notizie false, accuse che il governo continentale ha respinto.

Negli ultimi mesi, la fiducia nel governo di Tsai è diminuita, dopo una serie di riforme che hanno indispettito sia l’opposizione che alcuni sostenitori dell’attuale amministrazione, secondo i quali la presidentessa si è tirata indietro da alcune promesse per ridurre il deficit dell’isola e diminuire l’inquinamento.

Le relazione tra Taipei e Pechino si sono deteriorate da quando Tsai Ing-wen è entrata in carica, nel 2016, in quanto la Cina sospetta che la donna voglia ottenere l’indipendenza formale per l’isola. La presidentessa, infatti, si è sempre opposta al principio “una sola Cina”, secondo la quale gli Stati che desiderano intrattenere rapporti diplomatici e commerciali con la Cina non possono riconoscere l’indipendenza di Taiwan. Pechino considera l’isola una sua provincia da riunificare anche con la forza, se necessario, nonostante le due parti siano gestite separatamente dalla fine della guerra civile in Cina continentale, nel 1949. Taiwan si considera uno Stato sovrano, con la sua valuta e i suoi sistemi politico e giudiziario, ma non ha mai dichiarato la sua indipendenza formale. Pechino ha avvisato che risponderà con la forza se Taipei cercherà di separarsi ufficialmente dal governo continentale.

Dall’elezione di Tsai, le tensioni fra le due parti si sono deteriorate e Pechino ha schiacciato Taipei sia a livello economico, che a livello diplomatico. Negli ultimi 2 anni, infatti, il numero di turisti cinesi nell’isola è diminuito di 2 milioni e Taiwan ha perso 5 alleati. Inoltre, l’isola è stata esclusa da numerose organizzazioni internazionali, fra le quali l’Interpol e l’Assemblea mondiale della sanità. Infine, di recente, la Cina ha condotto una serie di esercitazioni militari intorno all’isola, cercando di diminuire gli alleati diplomatici dell’isola.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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