Libia: aggressori armati, 9 morti e numerosi rapiti

Pubblicato il 24 novembre 2018 alle 20:15 in Africa Libia

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Alcuni uomini armati hanno fatto irruzione in un villaggio situato nel remoto deserto meridionale della Libia, uccidendo 9 persone e rapendone molte altre. Si sospetta l’appartenenza degli aggressori all’Isis.

Nella giornata di venerdì 23 novembre, una fonte militare libica ha divulgato la notizia di un’aggressione di uomini muniti di armi da fuoco, probabilmente appartenenti al gruppo jihadista dello Stato Islamico. Gli individui hanno occupato una stazione di polizia situata presso l’oasi del villaggio di Tazerbo, circondata dal deserto a nord di Kufra. Solo più tardi, i residenti sono riusciti a respingere l’attacco. Un residente locale ha riferito ai media di aver assistito all’uccisione di 9 persone e al ferimento di altre 10, aggiungendo che, prima di fuggire, gli aggressori hanno anche rapito numerose persone, sia civili sia appartenenti alle forze di polizia.

Al momento, il villaggio in questione ha reso noto tramite il suo sito Internet che 6 dei suoi cittadini sono stati uccisi. La località rappresentava, fino all’inizio dei disordini e delle violenze nel Paese nel 2011, un punto di sosta e rifocillamento per i turisti e i campeggiatori diretti nel deserto del Sahara. Lo Stato Islamico ha condotto numerosi attacchi contro le cittadine e i villaggi della Libia meridionale da quando i suoi militanti sono stati costretti alla ritirata nelle regioni desertiche del Paese dopo aver perso ampie porzioni di territorio, tra cui in primis la ex roccaforte principale rappresentata dalla città costiera di Sirte, riconquistata definitivamente dal Governo di Accordo Nazionale (GNA) tripolino il 6 dicembre 2016.

La presenza in Libia di forze appartenenti allo Stato Islamico è stata ripetutamente confermata nel corso degli ultimi due anni. Già nel dicembre del 2017, il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, aveva dichiarato che, nonostante l’ISIS fosse stato sconfitto a livello territoriale in Siria e in Iraq, sarebbe potuto rinascere in Paesi caratterizzati da “governi deboli”, come la Libia.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è giunto nuovamente sull’orlo di una guerra civile, che ha portato alla formazione di due governi rivali, uno insediato a Tripoli e uno a Tobruk. Il 17 settembre 2015, l’accordo di Skhirat ha dato vita al Governo di Accordo Nazionale (GNA), con a capo Serraj, che avrebbe dovuto unificare il panorama politico libico. Tuttavia, gli altri due governi non l’hanno mai riconosciuto, così che Serraj è riuscito ad insediarsi a Tripoli soltanto il 30 marzo 2016 e, da allora, le autorità libiche continuano ad essere divise in due governi: quello stanziato a Tripoli e guidato da Serraj, appoggiato dall’Onu, e quello di Tobruk, appoggiato da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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