UE boccia la Manovra italiana

Pubblicato il 22 novembre 2018 alle 9:29 in Europa Italia

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La Commissione Europea ha bocciato definitivamente il documento programmatico di bilancio del governo italiano per il 2019. Adesso, l’Italia avrà 2 settimane per presentare un nuovo piano.

“La nostra analisi suggerisce che il criterio del debito deve essere considerato non rispettato”, ha affermato la Commissione nel rapporto sul debito italiano, aggiungendo che Roma, secondo Bruxelles, non ha rispettato la raccomandazione dell’Ecofin presentata lo scorso 13 luglio. Con tale giudizio, l’UE ha confermato la precedente valutazione della bozza di bilancio, diffusa lo scorso 23 ottobre, in cui i commissari europei avevano chiesto al governo italiano di apportare modifiche per “avere una maggiore crescita”.

Successivamente, il 13 novembre, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, aveva inviato alla Commissione europea la versione rivista del documento programmatico di bilancio, in cui rimanevano tuttavia invariate le stime di crescita sul Pil all’1,5% e sul rapporto deficit/Pil al 2,4%. Il disavanzo, in particolare, rimaneva un “limite invalicabile”, che sarebbe sottoposto a “costante monitoraggio” al fine di verificarne la coerenza all’interno del quadro macroeconomico del Paese, secondo quanto spiegato da Tria.

Nonostante ciò, Bruxelles continua a vedere un “non rispetto particolarmente grave” delle regole di bilancio. Ad avviso del commissario europeo per gli Affari Economici, Pierre Moscovici, si tratta di una manovra che “non è positiva per il popolo”. In particolare, il commissario ritiene che l’Italia non abbia fornito alcuna risposta ai dubbi e alle domande espressi dall’UE motivo per cui, nelle prossime due settimane, i Paesi membri dovranno esprimersi sull’eventuale apertura di una procedura di infrazione nei confronti di Roma. “Il dialogo non deve essere un pretesto, ma una realtà, perché molto dipende dalla qualità del nostro9 dialogo con le autorità italiane”, ha spiegato Moscovici.

Allo stesso modo, il vicepresidente della Commissione, Vladis Dombrovskis, si è espresso negativamente sulla Manovra italiana, chiarendo che, essendo in una situazione di debito molto alto, Roma sta pianificando una spesa aggiuntiva significativa, invece di adottare una maggiore prudenza di bilancio. “L’impatto della Manovra sulla crescita, inoltre, sarà probabilmente negativo dal punto di vista dell’UE, in quanto non contiene misure sufficienti per rafforzare il potenziale di crescita”, ha spiegato Dombrovskis. A suo avviso, in mancanza di una riduzione del debito, l’Italia avrà meno sovranità economica e, in futuro, potrebbe dover ricorrere a una maggiore austerità.

Nel pomeriggio di giovedì 22 novembre, il premier Giuseppe Conte incontrerà il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, al quale illustrerà nel dettaglio la Manovra e le riforme collegate, con le cifre precide e il piano di dimissioni di immobili dello Stato. Conte ascolterà altresì l’opinione di Juncker, affinché l’incontro avvii una vera e propria fase di dialogo. Sembra che il premier italiano, al fine di evitare la procedura di infrazione, voglia mantenere toni pacati e cercare di ridurre l’impatto della reazione europea.

Il New York Times ha commentato la questione riferendo che, a questo punto, dovremo vedere se Bruxelles resterà ferma senza agire, o se si scateneranno pressioni abbastanza forti da modificare il calcolo politico che, finora, ha convinto le forze di governo, quali Lega e Cinque Stelle, a rimanere fermi sulle proprie posizioni. Il quotidiano americano sottolinea che i due partiti stanno cercando di aumentare la loro popolarità interna, in vista delle elezioni europee del prossimo 23 maggio. Come ha dichiarato il ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini: “Siamo convinti dei numeri che mettiamo nel nostro bilancio, andremo avanti”.

La “Manovra del Popolo” era stata annunciata alla fine settembre dal vice-premier, Luigi Di Maio con l’obiettivo di istituire il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza e l’abolizione della riforma Fornero. Oltre a ciò, Tria aveva dichiarato che avrebbe fissato nel Documento di Economia e finanza (Def) il rapporto tra deficit/PIL al 2.4%, un valore superiore rispetto a quello atteso dalla Commissione Europea. Nel 2017, il precedente governo si era impegnato a ridurre il proprio deficit fiscale allo 0,8% del PIL entro l’anno successivo, con l’intenzione di trasformarlo gradualmente in un surplus nei due anni a seguire. Sebbene pochi pensassero che questo obiettivo fosse credibile, il deficit del 2,4% annunciato dal governo il 27 settembre era molto al di sopra della cifra che l’UE o i mercati potrebbero ragionevolmente accettare. Piuttosto che contribuire a ridurre il debito pubblico italiano, che è il più alto della zona euro in percentuale del prodotto interno lordo dopo la Grecia, il progetto di bilancio richiedeva spese potenzialmente insostenibili. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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