Il Sud Sudan sta riavviando la produzione petrolifera

Pubblicato il 22 novembre 2018 alle 17:22 in Africa Sud Sudan

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Il Sud Sudan vuole riavviare definitivamente la produzione petrolifera. Il terzo Paese africano per riserve petrolifere, la cui produzione, tuttavia, è stata interrotta nel corso della guerra civile scoppiata nel 2013, a due anni dall’indipendenza dal Sudan.

Recentemente, alcuni giacimenti petroliferi sono stati riattivati, anche se il ritorno alle piene capacità produttive richiederà ancora molto tempo. Un ufficiale della compagnia attiva in Sud Sudan, Greater Pioneer Petroleum, ha spiegato che la capacità di uno dei giacimenti riattivati è pari a 45.000 barili al giorno e, attualmente, ne sta producendo soltanto 20.000. “La stazione petrolifera non ha lavorato per 5 anni, molti impianti hanno problemi di elettricità, motivo per cui la produzione sta andando a rilento”, ha precisato l’ufficiale.

Ad oggi, il Sud Sudan produce circa 150.000 barili di petrolio alo giorno e il 40% dei guadagni serbe a coprire i costi operativi. Il governo disporrebbe di 90.000 barili quotidiani, ma il 20% è destinato ai partner asiatici come la compagnia cinese CNPC e la compagnia malese Petronas, e la quantità rimanente deve essere divisa con le autorità del Sudan. Tale suddivisione è dovuta al fatto che, per processare e trasportare il petrolio, il Sud Sudan deve utilizzare le infrastrutture sudanesi.

Il ministro del Petrolio sud sudanese, Ezekiel Lol Gatkouth, ha spiegato che per il paese africano la produzione petrolifera è vitale, in quanto costituisce quasi tutto il PIL. “Per noi è importante produrre petrolio, e i prezzi del petrolio devono continuare ad essere alti perché siamo sia produttori sia consumatori, quindi dobbiamo essere sicuri che beneficiamo di entrambe le stabilità del mercato”, ha affermato Gatkhout.

Il Sud Sudan è lo Stato più giovane al mondo, avendo ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011. È uno dei Paesi maggiormente frammentati dell’Africa centrale e comprende più di 60 gruppi etnici che seguono diverse religioni locali. Nel dicembre 2013, alcuni militari di etnia dinka, fedeli a Kiir, hanno avviato scontri con quelli di etnia nuer, guidati da Machar, e accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM). Tale conflitto ha prodotto quasi 4 milioni di sfollati, che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. Per evitare di essere assassinato, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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