Messico: pronto perdono per i casi di corruzione

Pubblicato il 22 novembre 2018 alle 6:02 in Messico

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Il presidente eletto del Messico, Andrés Manuel López Obrador, ha assicurato martedì 21 novembre che offrirà il perdono a coloro che sono sospettati di essere colpevoli di atti di corruzione commessi negli anni precedenti al suo governo. Anche se il politico ha detto che non fermerà alcun processo giudiziario in corso su tale questione, ha spiegato che non perseguirà coloro che potrebbero essere coinvolti in crimini di corruzione. “Ho spiegato diverse volte che la vendetta non è il mio forte e che non penso che sia positivo per il paese rimanere impantanati nel perseguitare i sospetti corrotti” – ha affermato il leader eletto lo scorso luglio. 

López Obrador ha fatto queste osservazioni in un’intervista improvvisata in strada, dopo aver posato una corona di fiori sul luogo dove furono stati uccisi due difensori della rivoluzione messicana (1911-28), commemorata il 20 novembre. Il presidente eletto non ha spiegato in dettaglio ciò che questo “perdono presidenziale” avrebbe rappresentato. Intervistato dall’edizione latinoamericana del quotidiano spagnolo El País, il futuro portavoce presidenziale Jesús Ramirez ha insistito sul fatto che in nessun caso le indagini in corso saranno interrotte o sospese per volere presidenziale, ma che dalla presidenza non si stimolerà la persecuzione di sospetti corrotti per fatti risalenti al periodo precedente all’insediamento del nuovo governo, previsto per il 1 dicembre prossimo.

“Si tratta solo di un perdono, questo è quello che viene considerato. È per dire al popolo del Messico: punto, basta, poniamo fine alla storia tragica e orribile della corruzione e dell’impunità, poniamo fine alla politica anti-popolare, arrendevole e iniziamo una nuova fase. E  da questo momento in avanti non c’è perdono per alcun corrotto, che nessuno è perdonato e che si può persino processare il presidente se è corrotto, i suoi funzionari, la sua famiglia. Insomma che da questo momento la corruzione sarà bandita per sempre del Messico” – ha aggiunto il presidente eletto, che ha sottolineato come egli non aspiri ad “essere un dittatore” e che pertanto la sua proposta si muoverà nel rispetto dei poteri giudiziario e legislativo. 

Le dichiarazioni di López Obrador, dieci giorni prima del suo insediamento, hanno sorpreso diversi settori della politica e della società messicane, dato che il presidente eletto ha insistito, quando era candidato, che una delle priorità del suo governo sarebbe stata la lotta alla corruzione. Questa prospettiva gli ha consentito di conquistare molti simpatizzanti, stanchi dell’ondata di corruzione che ha marcato il governo uscente di Enrique Peña Nieto e dei politici del suo partito, il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), che esclusa una breve parentesi dal 2000 al 2012, ha governato ininterrottamente il Messico per quasi un secolo. 

“Questa dichiarazione costituisce, nel migliore dei casi, un’amnistia per gli atti di corruzione e per le reti  di corruttele grandi e piccole che li hanno resi possibili e, nel peggiore dei casi, un patto di impunità concordato con il governo uscente” – afferma l’organizzazione non governativa Contra corrupción e impunidad.

Anche il presidente del PRI, Claudia Ruiz Massieu, si è mostrata critica riguardo alla posizione espressa da López Obrador in materia di corruzione. “Non possiamo applaudire una persona che cerca di sovvertire la legge,  di proclamare amnistie e di non adempiere alle responsabilità che le istituzioni che compongono il sistema nazionale di lotta alla corruzione hanno assunto” – ha affermato la leader del PRI in riferimento al presidente eletto. 

Secondo Transparency International, nell’Indice di percezione della corruzione, il Messico occupa il centotrentacinquesimo posto su 180 paesi valutati.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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