Kosovo non riesce a diventare membro dell’Interpol

Pubblicato il 22 novembre 2018 alle 12:30 in Kosovo Serbia

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Il Kosovo non è riuscito a diventare un membro dell’Interpol, non avendo ottenuto la maggioranza necessaria durante la votazione che si è tenuta martedì 20 novembre, durante l’Assemblea Generale di Dubai. L’opposizione più forte è stata quella della Serbia, che ha spinto il Kosovo ad imporre tariffe del 100% ai beni importati da Belgrado come rappresaglia.

Il Kosovo aveva bisogno dei due terzi dei consensi a sostegno del suo ingresso, ma solo 68 Paesi hanno votato in suo favore, 51 si sono opposti e 16 si sono astenuti.

Il Primo Ministro kosovaro, Ramush Haradinaj, ha espresso la sua profonda delusione a proposito del risultato, ed ha accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol. Il Presidente del Kosovo, Hashim Thaci, invece, è stato più conciliatorio: pur avendo dichiarato che l’esito della votazione è stato ingiusto, ha sottolineato l’importanza di arrivare ad una normalizzazione delle relazioni tra Pristina e Belgrado. Thaci ha spiegato, in un tweet, che ora più che mai è necessario raggiungere un accordo con la Serbia, al fine di assicurare il riconoscimento reciproco e l’accesso del Kosovo alle Nazioni Unite, nella NATO e nell’Unione Europea.   

Belgrado, dal canto suo, ha accolto la notizia con grande entusiasmo. Il ministro dell’Interno serbo, Nebojsa Stefanovic, subito dopo la votazione, ha pubblicato su twitter una fotografia dell’Assemblea Generale dell’Interpol con su scritto “Pobeda”, che in serbo sta per “vittoria”. Il ministro Stefanovic, durante le giornate che hanno preceduto la votazione, era stato molto chiaro circa le intenzioni della Serbia, ed aveva spiegato che Belgrado non si sarebbe arresa e avrebbe continuato a combattere fin quando la decisione non sarebbe stata presa. A suo avviso, permettere al Kosovo di entrare a far parte dell’Interpol avrebbe portato a spiacevoli conseguenze, tra cui “politicizzare completamente tale organizzazione di polizia, violare il diritto internazionale e minacciare le future operazioni politiche”, come ha spiegato. La Serbia preferirebbe che le relazioni tra l’Interpol Pristina continuassero ad essere mantenute attraverso la Missione delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK).

Il giorno dopo la votazione, ovvero mercoledì 21 novembre, è arrivata una forte reazione da parte del Kosovo, che ha applicato tariffe del 100% sui beni importati dalla Bosnia e dalla Serbia, come spiega la BBC. L’aumento di tali imposte non è l’unica misura prevista da Pristina, che ha inoltre disposto che i beni provenienti da Serbia e Bosnia saranno ammesi nel territorio kosovaro solo se recanti il nome ufficiale del Paese, ovvero Repubblica del Kosovo, che né Belgrado né Sarajevo riconoscono.

Queste misure sono state criticate dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini, che le ha definite una chiara violazione dell’Accordo Centroeuropeo di Libero Scambio, di cui fanno parte tutti e tre i Paesi in quesitone, insieme all’Albania, al Montenegro e alla Moldavia. L’obiettivo di tale accordo è quello di aiutare i suoi membri ad armonizzare i loro sistemi economici e giuridici con gli standard richiesti dall’Unione Europea. “Il governo del Kosovo deve immediatamente revocare questa decisione”, ha dichiarato la Mogherini.

Secondo i dati riferiti da Reuters, le esportazioni dalla Serbia al Kosovo ammontano a circa 440 milioni di euro, mentre le importazioni sono di 21 milioni di euro. Tuttavia, misure come quelle che ha appena adottate rischiano di “bloccare qualsiasi forma di commercio tra Belgrado e Pristina”, come ha dichiarato Rasim Ljajic, ministro del Commercio serbo. Per quanto riguarda la Bosnia, quest’ultima, lo scorso anno, ha esportato in Kosovo beni per circa 80 milioni di euro.

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Cristina Lipari

di Redazione

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