Sale la tensione tra Russia e Ucraina nel Mar d’Azov

Pubblicato il 21 novembre 2018 alle 6:02 in Russia Ucraina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Mar d’Azov è il nuovo focolaio di tensione tra Mosca e Kiev. L’Ucraina teme che la Russia, che controlla lo stretto di Kerč’, punto d’accesso al Mar d’Azov, voglia chiudere il bacino alle navi ucraine. Un’eventualità che, secondo il generale Igor’ Romanenko, ex vicecapo di stato maggiore ucraino, condurrebbe alla guerra aperta tra i due paesi. 

Le tensioni sono iniziate ad ottobre, quando Kiev ha annunciato manovre militari nelle sue acque territoriali nel Mar d’Azov. 

Successivamente l’Ucraina ha bloccato nei porti di Mariupol’ e Berdjansk 15 navi, in grande maggioranza battenti bandiera russa. Franz Klincevič, membro del comitato per la difesa e la sicurezza del Consiglio della Federazione (il Senato russo), ha risposto che Mosca potrebbe chiudere l’accesso a Mar d’Azov agli Ucraini “in pochi minuti”. Il bacino, infatti, che Russia a oriente e l’Ucraina a occidente, è chiuso a sud dalla penisola di Kerč’, in Crimea, e dalla penisola di Taman’, nel territorio di Krasnodar, entrambe sotto controllo russo. 

Un’eventualità che ha suscitato preoccupazione a Kiev, immediatamente appoggiata dall’Unione Europea. Federica Mogherini ha invitato la Russia a rispettare il diritto internazionale ed ha affermato che Bruxelles è pronta ad assumere nuove iniziative contro la Russia se la situazione nel Mar d’Azov “si deteriorasse”. Kiev chiede inoltre che l’OSCE, che già monitora la situazione nei territori ribelli di Donetsk e Lugansk nel bacino del Don, aggiunga il Mar d’Azov alla sua sfera di competenza.

Le dichiarazioni di Mogherini sono state definite “scandalose” da Michail Sheremet, deputato della Crimea alla Duma, che sottolinea come le acque del Mar d’Azov siano divise tra Russia e Ucraina e l’intervento di terze parti viola il diritto internazionale ed è “inammissibile”.  Il politico russo ha ricordato come, a differenza di Kiev che ha bloccato 15 navi nei suoi porti, Mosca si sia finora attenuta “scrupolosamente” al diritto internazionale e al diritto del mare, coinvolgendo, tra l’altro, l’Ucraina nei controlli sulle navi battenti bandiere terze che entrano nel bacino. 

Ruslan Balbek, altro deputato della Duma di Stato della Crimea, ha affermato che né i consigli né le minacce possono costringere la Russia a sacrificare le questioni di sicurezza nazionale nel Mar d’Azov, e che l’Unione Europea farebbe meglio ad avvertire l’Ucraina, piuttosto che la Russia, sull’introduzione di misure unilaterali nel bacino.

Mosca ritiene che le mosse di Kiev rientrino nella strategia pre-elettorale del presidente Poroshenko e che la tensione sia l’unico modo per la dirigenza ucraina per rimanere al potere. 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.