USA valutano inclusione Venezuela in lista nera terrorismo

Pubblicato il 20 novembre 2018 alle 19:31 in USA e Canada Venezuela

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Gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione la possibilità di inserire il Venezuela nella lista degli Stati sponsor del terrorismo. Laddove venisse confermata, tale decisione rappresenterebbe un’escalation nei rapporti tra Washington e Caracas che, già alle prese con l’iperinflazione, la migrazione di massa e la carenza di cibo e medicine, potrebbe essere gravemente colpita dall’imposizione di ulteriori restrizioni finanziarie.

Secondo quanto riferito sotto condizione di anonimato a Reuters, lunedì 19 novembre, da un funzionario americano, nei giorni scorsi le discussioni sulla questione venezuelana sono state particolarmente intense. Tra i principali sostenitori dell’iscrizione del Paese latinoamericano alla lista nera americana, vi sarebbe in particolare il senatore repubblicano, Marco Rubio, che esercita da tempo pressione sull’amministrazione Trump perché assuma una posizione più dura nei confronti del governo venezuelano di Nicolas Maduro. I Repubblicani hanno accusato a lungo il Venezuela di avere legami con organizzazioni terroristiche ma gli esperti hanno finora minimizzato l’intensità di tali connessioni. A settembre, Rubio ha inviato, inseme ad altri due senatori repubblicani, una lettera al Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, invitandolo ad includere il Venezuela, sostenitore di lunga data del regime cubano di Castro, nella lista degli Stati sponsor del terrorismo a causa dei suoi legami con l’organizzazione libanese Hezbollah, con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC) e con altri gruppi terroristici. I proponenenti, tuttavia, non hanno fornito alcuna prova di tali legami, né allora, né adesso. Come ha fatto notare un funzionario statunitense, che pure ha preferito parlare a condizione di anonimato, fornire prove concrete del legame tra il governo Maduro e il terrorismo, condizione, questa, indispensabile per inserire il Venezuela nella lista nera, non sarà semplice.

Se tale decisione venisse effettivamente presa, tuttavia, rappresenterebbe senza dubbio un’escaltion nei rapporti tra Stati Uniti e Venezuela. L’amministrazione Trump ha già imposto diversi round di sanzioni contro il governo socialista di Maduro, accusandolo di mettere a repentaglio la democrazia. Le sanzioni hanno colpito persone facenti parte della cerchia ristretta di Maduro, tra cui la first lady, il vicepresidente, il ministro della Difesa e altri collaboratori considerati responsabili, insieme al leader socialista venezuelano, di “saccheggiare” la ricchezza dello Stato. In particolare, l’1 novembre, il leader della Casa Bianca ha firmato un ordine esecutivo volto a interrompere le esportazioni d’oro nel Paese latinoamericano. Maduro, da parte sua, si considera vittima di una “guerra economica”, guidata da Washington. I funzionari statunitensi hanno altresì riferito che sono in esame ulteriori misure restrittive contro il Paese latinoamericano, tra cui un embargo sul petrolio venezuelano. Nonostante il forte calo delle esportazioni di petrolio negli ultimi anni, il Venezuela è il quarto fornitore di greggio degli Stati Uniti, che, a loro volta, rimangono il principale acquirente del petrolio venezuelano.

Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha riferito che quest’ultimo “esamina costantemente e continuamente le informazioni disponibili, provenienti da diverse fonti, sul possibile coinvolgimento del Venezuela nel terrorismo, valutando tutte le informazioni credibili, verificate e corroborate nella loro interezza”, per decidere in merito all’inclusione del Paese latinoamericano nella lista nera degli Stati Uniti, che include attualmente la Corea del Nord, l’Iran, il Sudan e la Siria, accusati di “aver ripetutamente fornito sostegno ad atti di terrorismo internazionale”. La Casa Bianca, tuttavia, non ha, per il momento, rilasciato alcun commento al riguardo.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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