“State solo a guardare”: la storia dei bambini yazidi sopravvissuti all’ISIS

Pubblicato il 20 novembre 2018 alle 12:35 in Iraq Medio Oriente

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“You Are Just Watching: the Story of Yazidi Children who Survived the Islamic State” è un libro di Sham Barham, una studentessa di 17 anni, che ne aveva appena 15 anni quando iniziò a condurre una serie di interviste nei campi profughi iracheni con le persone che erano sopravvissute allo Stato Islamico.

Le élite politiche di Erbil si sono riunite presso il Rotana Hotel per il lancio del libro, il 20 novembre. La giovanissima autrice è stata supportata nella stesura del testo dalla giornalista yazidi, Risala Sharkani, che ha presentato l’evento. La città dove si è svolta la presentazione, a sua volta, introduce il libro. Erbil è il capoluogo del Kurdistan iracheno secondo Baghdad, ma per i curdi della regione è, invece, la capitale dello stato del Kurdistan, a seguito del risultato positivo del referendum per l’indipendenza, tenutosi a settembre del 2017. Negli ultimi anni, Erbil ha subito non solo gli attacchi dello Stato Islamico, ma anche le ritorsioni di Baghdad, a causa della dichiarazione unilaterale di indipendenza della popolazione curda, non riconosciuta dalla comunità internazionale. L’etnia prevalente degli yazidi è quella curda. Alla presentazione del libro, la giornalista, Sharkani, ha affermato: “Noi dobbiamo scrivere la nostra storia da soli e dobbiamo reagire da soli”. Sottolineando il fatto che ggli scrittori e gli intellettuali del Kurdistan devono continuare a documentare le atrocità che hanno subito, in maniera autonoma. Il quotidiano The New Arab racconta la presentazione e introduce il libro e alla la giovane scrittrice. Durante l’evento, Sham era accompagnata dai genitori. Il padre, Barham Ali, è un noto giornalista di BasNews e sua madre, Naz Abdullah, è una famosa personalità dei media curdi. Sham ebbe l’idea di scrivere il libro proprio seguendo le orme dei propri genitori. Il libro si concentra sulle esperienze dei bambini e documenta le storie di dieci persone che vivevano sotto lo Stato Islamico.

“Fin dalla tragedia, i media mainstream hanno puntato i riflettori sulle vittime adulte e non c’erano mezzi per concentrarsi sui bambini”, ha dichiarato Sham. Essendo lei stessa una bambina al tempo, ha aggiunto, si sentiva in grado di relazionarsi di più con le storie dei più piccoli. Molte di questi racconti, per un adulto, diventano ancora più irreali se si pensa che sono chiacchiere tra bambini. Purtroppo, questa è la realtà dell’infanzia nel Kurdistan iracheno, sopratutto tra la comunità yazidi. Bambini che parlano e scrivono di sofferenze, di schiavitù e di morte. In un Twitter di Bushra e Bashida, due sorelle yazidi, si legge: “Quando L’ISIS è arrivato nel mio villaggio e ci ha rapito, avevo 12 anni. Non dimenticherò mai quello che ci hanno fatto… Sono stata venduta molte volte”. Una delle storie raccontate in questo libro è quella di Salam, che aveva solo 7 anni quando dovette seppellire sua sorella. Quattro anni dopo, la sua famiglia vive ancora in un campo profughi di Erbil e, nonostante la presenza di gruppi di aiuto internazionali, la madre di Salam racconta che nessuno li sta aiutando. Ha 7 figli, uno dei quali è stato ucciso durante la guerra. Piange mentre tiene in mano un conto da 5000 dinari iracheni, circa 4 dollari. É l’importo per cui è stato venduto suo cugino, ancora intrappolato nella città di Raqqa. “Il titolo del libro dice che stai solo guardando, perché, ad essere onesti, la maggior parte del mondo sta solo guardando”, spiega Sham, che aggiunge “se non è così, allora che si faccia qualcosa al riguardo”. 

Sebbene l’ISIS sia stato sconfitto militarmente in Iraq e non controlli più l’area di Shingal, dove viveva la comunità yazidi, ancora circa 350.000 persone, oggi, continuano a vivere nei campi profughi. Oltre 3.000 persone sono state massacrate dall’ISIS, oltre 6.000 rapiti e numerosissimi sono ancora oggi dispersi in Siria. Alcuni sono detenuti in schiavitù, ma nessuno sa quanti di questi siano ancora vivi effettivamente. Ci sono 45 fosse comuni nell’area di Shingal che non sono state ancora scavate. Shingal è una piccola città nell’Iraq nord-occidentale, vicina al confine siriano, dove la popolazione yazidi viveva prevalentemente di agricoltura. Oggi la zona è contaminata, specialmente nella parte meridionale. Solo circa 65.000 abitanti vi hanno infatti fatto ritorno, nonostante le condizioni estremamente disastrose: niente medicine, case distrutte, mancanza di supporto e sicurezza. Gli aiuti internazionali hanno raggiunto l’Iraq, ma non questa zona, secondo il quotidiano The New Arab.

Le Nazioni Unite hanno ufficializzato che quello contro la comunità yazidi è stato genocidio e fino ad un’anno fa, nel novembre del 2017, era dichiarato come “ancora in corso”. Questa popolazione non è storicamente estranea a tali esperienze. Sotto il dominio ottomano, gli yazidi furono vittime di 72 massacri. A causa della loro religione, che mette insieme alcuni caratteri delle tre religioni monoteiste con forme di animismo politeistico, gli yazidi sono stati considerati infedeli da diversi gruppi, anche prima dell’ISIS. Secondo alcune fonti, la loro adorazione di un “angelo caduto” gli è spesso valsa la fuorviante reputazione di essere adoratori del diavolo. Recentemente numerosi altri libri sono stati pubblicati sull’argomento del massacro della popolazione yazidi, tra cui “Layla and the Nights of Pain”, scritto da un sopravvissuto yazidi e “The Last Yazidi Genocide”, dell’attivista Amy Beam. Beam sostiene che il mondo conosce la storia delle donne yazide e che è tempo che la narrativa internazionale si concentri su temi come la migrazione di massa e il reinsediamento di queste persone. Il libro di Sham, nonostante il titolo provocatorio, vuole solo parlare dei suoi coetanei: i bambini. Parla dei bambini durante la guerra: i bambini che scompaiono, separati dai genitori durante le battaglie, i bambini rapiti, forzati al servizio militare o costretti alla schiavitù, i bambini orfani e quelli adottati da nuove famiglie, ma anche i bambini ritrovati e le famiglie riunite.

Storie assurde di separazioni e ricongiungimenti che ricordano il passato dell’Iraq e riaprono sanguinose ferite. Come quella di Halabja, una città curda devastata dalla guerra tra Iran e Iraq. All’indomani del bombardamento chimico a Halabja, avvenuto il 16 marzo 1988, sono state segnalate 200 persone disperse, molte di queste erano bambini. Alcuni erano deceduti, ma tanti altri sarebbero stati portati in Iran, dove alcune famiglie iraniane li hanno adottati. Ad oggi, le vittime attendono di essere riunite con i loro parenti biologici attraverso il test del DNA. Un caso famoso fu quello di Maryam, una bimba di Halabja che tornò nella casa della famiglia sbagliata, dopo un errore nei test del DNA. Con più di 3.000 donne yazidi e bambini ancora dispersi, con l’Iraq curdo ancora sanguinante, la speranza è che il nuovo libro di Sham Barham possa portare avanti la causa yazidi per la giustizia e che il mondo si decida a parlare, scrivere, denunciare, agire. Stare a guardare non deve più essere un’opzione. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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