Sottomarino affondato, Argentina ammette: “Non abbiamo mezzi per recuperarlo”

Pubblicato il 20 novembre 2018 alle 6:04 in America Latina Argentina

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L’ARA San Juan, il sottomarino argentino scomparso dai radar il 15 novembre 2017 con 44 membri dell’equipaggio a bordo, è stato ritrovato venerdì 17 novembre, 357 giorni dopo la sua sparizione, sul fondo dell’Oceano a 907 metri di profondità, a circa 600 Km al largo di Commodoro Rivadavía, sulla costa della Patagonia argentina. 

Il governo di Buenos Aires deve ora decidere se intraprendere un’azione di recupero o lasciare che i corpi riposano sul fondo del mare. Il recupero sarebbe un’operazione costosa per la quale l’Argentina, ammettono le autorità politiche e militari del paese, non ha la tecnologia né i mezzi adeguati. 

Quello che è stato immediatamente chiaro è che le famiglie non dovrebbero aspettarsi un recupero rapido dei corpi dei loro cari. “Sarà difficile” – ha detto il ministro della Difesa argentino, Óscar Aguad perché il paese non ha attrezzature per puntellare il sottomarino. “Al momento non abbiamo alcun mezzo capace di arrivare fino a quelle profondità marine. Non abbiamo alcun dispositivo per il recupero di un natante di quel tipo” – ha detto in una conferenza stampa sabato 17 novembre a Buenos Aires. Al suo fianco, il capo della Marina, l’ammiraglio José Villán, ha chiesto “prudenza” alle famiglie. “Ci sono due limiti che vanno al di là della nostra conoscenza. Il primo è legale, perché è la Giustizia che deve determinare quando le parti del sottomarino possono essere rimosse dal luogo in cui si trovano. L’altro limite è pratico. All’impresa costruttrice è stato chiesto se fosse stato possibile rimuovere lo scafo e ha detto che potrebbero esserci possibilità, ma prima dovevamo avere la posizione e la massa esatta di ciò che deve essere recuperato. Al momento non possiamo né affermare né negare che possa essere riportato in superficie” – ha spiegato l’alto ufficiale.

Marta Yáñez, il magistrato che conduce l’inchiesta sull’affondamento dell’ARA San Juan, ha affermato che “per il momento” non chiederà che il natante venga recuperato dal fondale oceanico. “Analizziamo prima il materiale video e le fotografie del relitto, poi si deciderà se è il caso di chiedere il recupero del relitto senza mettere a rischio la sicurezza di nessuno”. 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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