Il presidente dell’Algeria invia messaggio positivo al Marocco

Pubblicato il 20 novembre 2018 alle 9:19 in Algeria Marocco

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Il presidente dell’Algeria, Abdelaziz Bouteflika, ha inviato un messaggio di stima e amicizia al re del Marocco, Mohammed VI, senza tuttavia far alcun riferimento alla proposta di normalizzazione dei rapporti avanzata dal sovrano marocchino il 6 novembre.

Nel messaggio, inviato il 18 novembre in occasione del giorno dell’indipendenza del Marocco, il leader algerino ha espresso le più sentite congratulazione e ha fatto i migliori auguri per la felicità e il benessere di re Mohammed VI e dell’intera famiglia reale, auspicando un maggiore progresso e una maggiore stabilità. Bouteflika ha altresì sottolineato la ferma determinazione dell’Algeria a rafforzare i rapporti di solidarietà tra i due popoli, in favore delle relazioni bilaterali, basate sul rispetto reciproco.

Tale mossa ha seguito l’offerta avanzata da Mohammed VI di rilanciare i rapporti tra i due vicini nordafricani e di riaprire i confini. Il sovrano marocchino ha chiesto all’Algeria di avviare un dialogo “franco e diretto” per normalizzare e rafforzare i legami bilaterali. Le relazioni tra il Rabat e Algeri sono state caratterizzate da tensioni fin dall’indipendenza dei due Paesi dai poteri coloniali. Nell’ottobre 1963, hanno combattuto la guerra delle sabbie, scaturita da un contenzioso territoriale per le zone di frontiera di Bechar e Tindouf, che ha peggiorato ulteriormente i rapporti. Il conflitto si è concluso nel febbraio 1964, grazie alla mediazione di parti terze quali Stati Uniti, Lega Araba e Unione dell’Unità Africana, che sono riuscite a far concordare un cessate il fuoco tra i due Paesi. Successivamente, nel 1972, Marocco e Algeria hanno delineato i confini per cercare di sedare le tensioni che, tuttavia, sono continuate nel corso degli anni, fino alla chiusura ufficiale delle frontiere, avvenuta nel 1994.

Un altro motivo di contrasto tra Rabat e Algeri è costituito dalla questione del Sahara Occidentale, risalente al 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco annesse una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, annunciò la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria. Successivamente, intraprese una guerriglia per l’indipendenza fin quando, il 6 settembre 1991, venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).

Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiedono circa mezzo milione di individui. Il Fronte controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf, città dove il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi che, secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, soffre per la mancanza di aiuti umanitari e per malnutrizione.

Nel corso della settimana passata, un diplomatico algerino in condizioni di anonimato ha riferito che l’Algeria accetterà la proposta di re Mohammed VI, ma ad alcune condizioni. In particolare, a suo avviso, Algeri farà 4 richieste. La prima chiederà la fine delle campagne di propaganda diplomatica e sui media da parte di entrambi gli Stati. La seconda domanderà il contrasto definitivo al contrabbando di droga che dal Marocco fluisce in Algeria. Occorre sapere che, tra il 2017 e il 2018, Algeri ha accusato Rabat di permettere il flusso dei traffici di droga, mentre il Marocco, a sua volta, sostiene che l’Algeria sia responsabile della questione. La terza domanda sarà la normalizzazione dei rapporti attraverso il dialogo. La quarta condizione, invece, riguarderà la neutralizzazione della questione del Sahara Occidentale sotto la guida dell’Onu. Il diplomatico ha sottolineato che l’Algeria rimane ferma sulla posizione contraria ai colloqui bilaterali sul Sahara Occidentale, in quanto è convinta che sia una controversia che deve essere risolta alle Nazioni Unite. Secondo quanto spiegato dalla fonte, l’Algeria si considera solamente “un Paese osservatore che confina con le zone di conflitto”.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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