Mali: aumenta la minaccia terroristica di al-Qaeda

Pubblicato il 20 novembre 2018 alle 7:19 in Africa Mali

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Nonostante i continui attacchi da parte die militanti di al-Qaeda, la missione dell’Onu in Mali (MINUSMA) continua a portare avanti progetti agricoli, infrastrutturali e scolastici in tutto il Paese africano. Secondo quanto riportato da al-Jazeera English, i terroristi stanno aumentando le offensive, specialmente nei confronti degli ufficiali delle Nazioni Unite, i quali non hanno intenzione di prendere parte ad un conflitto, essendo forze di peacekeeping, ma cercano di soppesare al vuoto lasciato da altre agenzie di aiuti.

Le Nazioni Unite hanno dispiegato circa 12.000 unità tra polizia ed esercito nell’ambito della missione di peacekeeping MINUSMA, la quale è la più pericolosa tra tutte le missioni dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, risalente al 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione nel Paese. Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota con il nome di G5 Sahel. L’iniziativa mira a sconfiggere le milizie armate attive nell’area africana nord-occidentale e a contrastare la crescita dell’estremismo. Il corpo della missione è composto da 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad.

Come riporta il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, le regioni settentrionali del Mali, in gran parte non governate, insieme al centro del Paese e alle regioni di confine con il Burkina Faso e il Niger, sono teatro di attività terroristiche. La lenta attuazione dell’accordo di pace raggiunto nel giugno 2015 tra il governo maliano e due coalizioni di gruppi armati sta ostacolando il ripristino dei servizi pubblici e della sicurezza. Nel corso dell’anno passato, le autorità di Bamako hanno continuato a fare molto affidamento sulla MINUSMA e sulle forze francesi, per contribuire a stabilizzare e proteggere le regioni settentrionali. I gruppi terroristici hanno intensificato i loro attacchi nei confronti di tutti i firmatari dell’accordo, compresi ex gruppi ribelli con i quali si erano alleati per un certo periodo di tempo.

Nel 2017, l’operazione militare francese Barkhane ha continuato la propria missione antiterrorismo in tutta la regione del Sahel. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, in particolare Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dalla branca del Sahara di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM), al-Murabitoun, Ansar al-Dine e il Fronte di liberazione della Macina.

MINUSMA ha mantenuto le proprie truppe nella zona settentrionale del Mali nel 2017, in particolare nelle regioni di Gao, Kidal e Timbuktu, continuando a collaborare con il governo maliano e vari gruppi di miliziani per facilitare la ridistribuzione degli amministratori governativi e delle forze di sicurezza a Nord.

Dal 2012, il Mali è scosso da una guerra che è scaturita da un colpo di Stato, avvenuto il 21 marzo di quell’anno, e dalle offensive portate avanti dal Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad, a prevalenza tuareg, e dagli islamisti, a partire dal dicembre 2012. L’obiettivo del movimento è quello di rendere la regione di Azawad, situata nel nord del Paese, indipendente dal governo di Bamako. Nonostante l’intervento francese nel gennaio 2013, volto a ristabilire la sovranità delle autorità maliane sui territori settentrionali, le trattative di pace sono fallite diverse volte così che, ancora oggi, il conflitto viene considerato in corso.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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