Aquarius sequestrata per traffico illecito di rifiuti infettivi

Pubblicato il 20 novembre 2018 alle 17:25 in Immigrazione Italia

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La nave Aquarius, della ong Medici Senza Frontiere, è stata sequestrata con l’accusa di avere a bordo rifiuti pericolosi, a rischio infettivo, e di aver effettuato lo scarico indifferenziato dei sanitari nei porti italiani. L’indagine è stata condotta dalla Guardia di Finanza e la Polizia, coordinate dalla Procura di Catania, che hanno accertato smaltimenti illeciti in 44 occasioni per un totale di 24 kg di rifiuti, secondo quanto riportato da Ansa.

L’accusa mossa contro Medici Senza Frontiere riguarda l’Aquarius, per il periodo da gennaio 2017 a maggio 2018, e la nave Vos Prudence, utilizzata dalla ong tra marzo e luglio 2017. La multa complessiva ammonta a 460.000 euro. Tra gli indagati ci sono 24 membri dell’organizzazione umanitaria e del Centro operativo di Amsterdam che gestiva l’Aquarius, accusati di “aver sistematicamente condiviso, pianificato ed eseguito un progetto illegale di smaltimento di un ingente quantitativo di rifiuti tossici a rischio infettino”, in 11 porti italiani a: Pozzallo, Trapani, Augusta, Catania, Messina, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Corigliano Calabro, Napoli, Salerno e Brindisi.

Medici Senza Frontiere, in un comunicato, ha condannato con forza l’accusa delle autorità giudiziarie italiane, definendo il sequestro dell’Aquarius “una misura sproporzionata e strumentale, tesa a criminalizzare per l’ennesima volta ‘azione medico-umanitaria in mare”. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha commentato la vicenda lodando la sua scelta di aver chiuso i posti italiani alle navi delle ong e delle missioni europee. “Ho fermato non solo il traffico migratorio, ma da quanto emerge anche quello dei rifiuti”.

Da quando Salvini è salito alla guida del Ministero dell’Interno, il primo giugno scorso, ha inaugurato una politica più rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle ong e delle missioni europee che, a suo avviso, fungevano da taxi dei migranti nel Mediterraneo, intralciando spessi le attività della Guardia Costiera libica. A tale proposito, il capo del Viminale aveva accusato Aquarius di aver ostacolato l’operato degli ufficiali libici, affermando che Panama avrebbe dovuto revocale l’iscrizione della nave dal proprio registro navale. “Possono cambiare bandiera e nome mille volte, ma i porti italiani rimarranno chiusi per questi gentiluomini”, aveva dichiarato Salvini.

L’Aquarius è stata protagonista di diversi episodi in cui Salvini ha negato l’attracco nei porti italiano. Tra questi si ricorda quello dell’inizio di maggio, quando 105 migranti sono stati soccorsi il 6 maggio al largo della Libia dalla nave Astral, della ong spagnola Proactiva Open Arms, intervenuta a seguito di una comunicazione della Guardia Costiera italiana, che aveva chiesto a tutti i presenti nei pressi del mare libico di soccorrere un’imbarcazione in difficoltà. Quando poi l’Astral ha raggiunto la nave Aquarius per effettuare il trasbordo dei migranti sull’imbarcazione più grande, le operazioni sono state bloccate dalla mancanza di autorizzazioni. Le due navi, entrambe battenti bandiera inglese, sono così rimaste in stallo fino alla sera del 7 maggio, quando la Guardia Costiera italiana ha dato infine il permesso del trasferimento sull’Aquarius, seppur in mancanza di indicazioni dall’Inghilterra. Lo stallo era nato dal fatto che, dopo che Roma aveva concesso il trasbordo dei migranti per motivi di emergenza da una nave all’altra, voleva fosse Londra, in qualità di Stato di bandiera delle due imbarcazioni, a gestire lo sbarco dei 105 migranti. Dall’altra parte, invece, l’Inghilterra aveva insistito che fosse compito dell’Italia occuparsi della questione, in quanto era stata la prima a mandare l’allarme. Dopo quasi 36 ore, il 9 maggio, la Guardia Costiera italiana ha acconsentito allo sbarco degli stranieri in Italia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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