India: granata su raduno religioso Sikh, 3 morti

Pubblicato il 19 novembre 2018 alle 6:00 in Asia India

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Due uomini a cavalcioni di motociclette hanno lanciato una granata contro un raduno di circa 250 fedeli Sikh nella città di Amritsar, nello Stato indiano settentrionale di Punjab, uccidendo 3 persone e ferendone un’altra ventina.

L’attacco è avvenuto domenica 18 novembre. In base alle prime ricostruzioni, i due uomini, armati di pistole, avrebbero fatto irruzione al raduno della congregazione religiosa a cavalcioni di motociclette, e avrebbero lanciato una granata contro la folla. A renderlo noto è stato il capo delle forze di polizia della provincia, Surinder Pal Singh. Non è ancora chiaro se il fatto sia in qualche modo collegato alla campagna separatista condotta dai militanti Sikh.

Il primo ministro dello Stato indiano di Punjab, Amarinder Singh, ha affermato che tali raduni domenicali sono una consuetudine nel Paese tra i religiosi della comunità Sikh, e questo spiega la mancanza di controlli e l’assenza di forze dell’ordine sul posto. “Faremo luce sui fatti”, ha promesso Singh in un discorso andato in onda sulla rete televisiva nazionale, aggiungendo che nelle future riunioni di fedeli verranno mobilitati controlli di sicurezza e forze dell’ordine per proteggere i cittadini. Il primo ministro ha altresì affermato di sospettare il coinvolgimento nella vicenda delle principali agenzie di spionaggio pakistane.

Lo Stato di Punjab confina con il Pakistan, principale nemico dell’India. L’India ritiene che il Pakistan sostenga i separatisti  Sikh, accusa che Islamabad respinge.

La fede Sikh, o Sikhismo, prende spunto da una concezione che si affermò durante l’iniziale dominio della dinastia Moghul sulla regione del Punjab, attraverso la figura di Guru Nanak (1469-1538). Nanak fondò un potente movimento popolare basato sul rifiuto della divisione degli uomini secondo i rigidi criteri religiosi e di casta e sul concetto di unicità dell’umanità e di Dio.

Negli anni Settanta, alcuni Sikhs iniziarono a manifestare e poi a organizzare sommosse allo scopo di ottenere l’indipendenza dal governo centrale indiano. Nel 1984, i separatisti sikh, guidati da Jarnail Singh Bhindranwale, usavano come loro base il tempio d’Oro della città santa sikh, Amritsar. Il gruppo fu accusato di terrorismo, e i rapporti tra la comunità sikh e il governo centrale di Delhi, da sempre complessi, diventarono via via sempre più tesi fino allo sfociare delle violenze. Nel 1986, il generale Arun Shridhar Vaidya, capo di stato maggiore dell’Esercito indiano, fu assassinato da due sikh, i quali vennero condannati all’impiccagione. L’esercito governativo avviò l’“Operazione Black Thunder” con cui condusse una serie di operazioni militari volte a debellare le resistenze degli estremisti Sikh, i quali usavano ancora il Tempio d’Oro come punto di riferimento. Il 30 aprile dello stesso anno, i commando delle National Security Guards (NSG) effettuarono un imponente attacco, a cui fece seguito quello definitivo che durò dal 12 al 18 maggio del 1988 e si concluse con la resa dei militanti. In seguito a questi eventi, il movimento si esaurì definitivamente nel corso degli anni Novanta. L’India teme adesso però che, nel corso degli ultimi anni, ci siano stati tentativi volti a incitare nuovamente la causa separatista.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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