Coalizione internazionale a guida USA nega responsabilità di vittime civili nella Siria orientale

Pubblicato il 19 novembre 2018 alle 9:23 in Siria USA e Canada

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La coalizione internazionale a guida americana ha negato che la sua offensiva aerea su un territorio della Siria orientale sotto il controllo dello Stato Islamico abbia provocato la morte di decine di civili, suggerendo invece le responsabilità delle forze del regime di Damasco, attive anche in quella parte del Paese. La coalizione ha in tal modo smentito la notizia diffusa dall’ISIS e dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, che hanno attribuito agli attacchi aerei effettuati dalla coalizione, sabato 17 novembre, la responsabilità della morte di 43 persone, tra cui 36 familiari di militanti dell’ISIS, nel villaggio di Abu al-Husn, situato nella provincia di Deir Ezzor, nella Siria orientale.

La coalizione internazionale a guida americana impegnata in Siria sostiene le Syrian Democratic Forces, un’alleanza a guida curda che si oppone al regime di Damasco, guidato dal presidente siriano, Bashar al-Assad, e che è attualmente impegnata sulla sponda orientale del fiume Eufrate per sottrarre all’ISIS il controllo sul suo ultimo territorio. Le forze del regime sostenute dalla Russia, invece, stanno combattendo contro lo Stato Islamico sulla riva occidentale dell’Eufrate.

Dopo gli attacchi, la coalizione ha affermato che non c’è alcuna prova del fatto che questi abbiano comportato la morte di civili. “Abbiamo rilevato un totale di dieci ulteriori attacchi nella stessa area, non provenienti dalla coalizione o dalle forze sue partner”, ha dichiarato la coalizione, prima di esortare “tutti gli altri attori” a cessare il fuoco attraverso il fiume. In particolare, dopo aver negato le responsabilità della coalizione, l’inviato americano, Brett McGurk, ha suggerito che esse potrebbero essere state provocate dagli attacchi provenienti dall’altra sponda del fiume. “La notizia in base alla quale gli attacchi della coalizione hanno causato vittime civili è falsa. Tutte le altre forze dovrebbero cessare immediatamente gli attacchi non coordinati provenienti dall’altra riva del fiume”, ha dichiarato su Twitter McGurk.

Da parte loro, le forze del regime e i combattenti dell’ISIS, che si sono combattuti attraverso il fiume il 17 novembre, hanno negato che i loro bombardamenti abbiano colpito il villaggio di Abu al-Husn.

Da quando è iniziata nel 2011 la guerra in Siria ha provocato la morte di almeno 500.000 persone. Si ritiene che molte delle vittime siano civili, uccisi nei regolari e intensi raid aerei effettuati dal regime siriano. La coalizione guidata dagli Stati Uniti ha riconosciuto la responsabilità diretta di oltre 1.100 morti civili in Siria e Iraq da quando è intervenuta contro lo Stato Islamico nel 2014. Tuttavia, diversi gruppi per i diritti umani sostengono il numero sia più alto. Il bilancio di 8 anni di conflitto nel Paese mediorientale non si limita, peraltro, alle sole vittime. La guerra ha costretto circa la metà della popolazione siriana a lasciare le proprie case e si stima che almeno 5 milioni di Siriani hanno cercato rifugio in altri Paesi.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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