Summit APEC: leader mondiali non risolvono le divisioni relative al commercio

Pubblicato il 18 novembre 2018 alle 14:29 in Cina USA e Canada

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I leader mondiali che hanno partecipato al summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC), in Papua Nuova Guinea, non sono riusciti a risolvere le divisioni riguardo il commercio, in un incontro dominato dall’alterco tra Cina e Stati Uniti.

L’APEC è un organismo nato nel 1989 allo scopo di favorire la cooperazione, la crescita economica, il libero scambio e gli investimenti nell’area asiatico-pacifica. L’incontro del 2018 è terminato domenica 18 novembre e, per la prima volta nella sua storia, non è stata rilasciata alcuna dichiarazione formale congiunta. Il primo ministro del Paese ospitante, Peter O’Neill, che ha presieduto l’incontro, ha spiegato che nella serata di domenica verrà rilasciata una dichiarazione da parte della presidenza del summit.

O’Neill ha sottolineato che i principali punti critici che hanno fermato il rilascio di una dichiarazione congiunta erano relativi all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e alla riforma di tale ente. “L’APEC non ha potere sull’OMC. Quelle problematiche devono essere sollevate in occasione di un incontro dell’Organizzazione” ha spiegato il premier papuano. Infatti, gli Stati Uniti hanno fatto pressioni perché i leader denunciassero l’Organizzazione Mondiale del Commercio, chiedendo che venga riformata. Per giustificare la mancata dichiarazione congiunta a fine summit, il primo ministro canadese, Justin Trudeau, ha spiegato che durante l’incontro ci sono state visioni differenti su alcuni particolari elementi relativi al commercio.

Al summit, sabato 17 novembre, Stati Uniti e Cina hanno presentato le loro visioni contrastanti per il futuro del commercio e degli investimenti nella regione. Sia Washington che Pechino, che al momento portano avanti una guerra di dazi, hanno comunicato che le tariffe potrebbero ancora aumentare.

Nel suo discorso ai leader delle aziende regionali, sabato 17 novembre, il presidente cinese, Xi Jinping, ha criticato la politica “America First”, chiedendo ai Paesi di perseguire politiche di libero scambio. Il leader della Cina ha richiesto al mondo di “dire no al protezionismo e all’unilateralismo”, avvisando che tale approccio fallirà sicuramente. In seguito, nella stessa giornata, il vicepresidente statunitense, Mike Pence, ha comunicato che Washington non cambierà il suo approccio fino a quando Pechino non modificherà le sue politiche commerciali. Pence ha altresì comunicato che la Casa Bianca potrebbe raddoppiare le tariffe sui beni cinesi, contraddicendo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva dichiarato che potrebbe non imporre nuovi dazi contro la Cina.

Il vicepresidente statunitense ha altresì criticato l’iniziativa cinese Belt and Road, grazie alla quale Pechino offre prestiti per il miglioramento delle infrastrutture. Pence ha spiegato che tali finanziamenti hanno delle condizioni “opache”, che molto spesso hanno dei limiti e possono portare a ingenti debiti per i Paesi che li accettano. Il Ministero degli Esteri cinese ha respinto le critiche degli Stati Uniti e le insinuazioni di portare alcune nazioni in via di sviluppo verso un futuro di debiti. Il Belt and Road è un progetto nato nel 2013 che si preoccupa di espandere i collegamenti via mare e via terra tra Africa, Asia ed Europa, utilizzando miliardi di dollari di investimenti nelle infrastrutture da parte della Cina.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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